Val Genova - Il sentiero delle Cascate da Bedole a Ponte Maria

Lunghezza: 9,3 Km
Dislivello - 619 m   + 160
Tempo: 2h30
Altitudine max: 1639 m
Difficoltà: facile

La Val Genova è chiamata anche la Valle delle Cascate. Le principali sono 6 e la più famosa è la cascata di Nardis che è anche la prima che si incontra. Ma se si va in questa valle dopo qualche giorno di pioggia si rimane impressionati dal numero di cascate e cascatelle non segnate sulla carta che scendono impetuose lungo i suoi ripidi pendii. La ragione risiede, oltre che nella ripidità dei suoi versanti, nella natura totalmente impermeabile della sua roccia, la Tonalite (da cui prende il nome il passo del Tonale), una durissima roccia magmatica intrusiva simile al granito.
La profonda incisione di origine glaciale separa il gruppo della Presanella a nord dal quello dell'Adamello a sud. E' attraversata del fiume Sarca che nasce dai ghiacciai del Mandron e della Lobbia e nel suo percorso raccoglie le acque dei numerosi torrenti che scendono dalle valle laterali, caratterizzate dal tipico gradino delle valli sospese. 
L'origine del suo nome è incerta e sembrerebbe derivare dall'antico toponimo "zenua", ovvero luogo ricco di acque o dal latino "genua", ginocchia, riferita al profilo della valle.
Questa escursione è ideale per le giornate canicolari in quanto si cammina piacevolmente sempre al fresco o lungo il fiume con le sue cascate o nel bosco. D'estate l'accesso è regolamentato. In questa pagina si trovano ulteriori importanti informazioni
Come arrivare: in val Rendena sulla strada per Madonna di Campiglio, superato il paese di Carisolo, si gira a sinistra seguendo l'indicazione per la val Genova. Dopo circa 3 km abbiamo posteggiato in uno dei parcheggi situati in località Ponte Verde (6 € per la giornata). Da qui in avanti l'accesso, tra le 9.45 e le 18.30,  è consentito solo con le navette che partono ogni 30'. Con le due navette - una gratuita fino a Ponte Maria e l'altra a pagamento (3€) fino al fondovalle - abbiamo raggiunto la piana del Bedole; di lì abbiamo fatto ritorno seguendo il Sentiero delle cascatepercorrendo così il suo tratto più interessante, sempre ben segnalato, fino a Ponte Maria (9 km). Da Ponte Maria, per via di un peggioramento meteo, si è fatto ritorno al parcheggio con la navetta gratuita.
Avendo tempo e con bella giornata si può facilmente concludere il percorso completo in 3-4 h  (14 km ca)
Piana del Bedole 1525 m
Siamo alla fermata della navetta dove è presente uno dei chioschi informativi. La piana del Bedole  è anche il pascolo della malga situata poco più avanti. La piana si è formata con l'accumulo delle ghiaie trasportate dal fiume Sarca. Se si pensa che fino alla seconda metà dell'800 il ghiacciaio arrivava fino qui si capisce come siano gravi gli effetti dei cambiamenti climatici. La valle è chiusa dall'imponente circo glaciale del Mandron (a destra) e della Lobbia (a sinistra)Vicino al fiume vive un vecchio larice, vecchio di 500 anni e alto 19 m. 
Prima di ridiscendere decidiamo che è tempo di bere qualcosa al vicino rifugio Bedole che raggiungiamo in 15' percorrendo questa strada
Una rivendita di funghi e formaggi della malga sulla strada per il rifugio Bedole
Il rifugio Bedole è anche punto di partenza per le escursioni in alta Val di Genova lungo i sentieri del Mandron, del Matarot o lungo il sentiero attrezzato Migotti. La famiglia Collini lo gestisce da più di ottant'anni. Fu costruito a costo di enormi sacrifici dalla guida Adamello Collini, medaglia d'oro al valor civile per l'aiuto che diede durante la seconda guerra mondiale ai soldati sbandati che volevano fuggire  in Svizzera attraversando le montagne, aiuto che gli costò la vita
Il segnavia vicino al Ponte delle cambiali
Dopo la sosta torniamo sui nostri passi ammirando questo paesaggio magnifico. Sullo sfondo le impervie cime della Val Cercen e della val Gabbiolo, due delle valli laterali della Val Genova
In alto a sinistra l'Ago di Nardis, una cima della val Gabbiolo 
Al punto informativo ci dicono che a causa di lavori bisogna prendere il Sentiero delle cascate solo dopo il ponte del Pedruc che si trova a poco più di un chilometro a valle, quindi percorriamo quel tratto seguendo la strada asfaltata
Il ponte del Pedruc, chiuso per lavori, passa su una gola che dà origine alla prima cascata del percorso
Subito dopo il ponte lasciamo la strada asfaltata e ci immettiamo sul sentiero che scende alla base della cascata omonima
La cascata del Pedruc con il suo ponte. Il dislivello tra l'inizio e la testata della valle è di circa 700 m. e si contano 4 gradoni rocciosi chiamati scale e altrettante cascate

Una piccola cascata scende dalla Val Cercen, una delle valli pensili rimaste sospese a causa della maggiore capacità erosiva esercitata dal ghiacciaio sul fondovalle.
Queste valli laterali sono selvagge e poco frequentate
L'inizio della Val Cercen. A parte qualche zona di pascolo la val Genova è ammantata da una fittissima foresta  Nella parte bassa il bosco di latifoglie è costituito da tigli, ciliegi, faggi e aceri e rappresenta l'habitat favorevole ad ospitare l'orso, nella parte alta prevalgono invece le conifere
Tra un salto è l'altro il Sarca abbandona la sua foga e ritorna tranquillo. Le sue acque gelide provenienti dai ghiacciai hanno un color bianco con sfumature di beige
Arriviamo in una spianata nei pressi del rifugio Stella Alpina. Lo strapiombo delle montagne sovrastanti è impressionante 
Dalla spianata si scorge la val Gabbiolo con alcune delle sue cime: al centro cima Botteri 3285 m., sulla destra l'Ago di Nardis 3269 m. e il Cimone delle Rocchette 3289 m. nascosto parzialmente dalle nuvole

Le limacciose e spumeggianti acque del Sarca o della Sarca come si dovrebbe dire. Quello della val Genova è solo uno dei quattro rami che alimentano il fiume che finisce nel lago di Garda. Gli altri sono il Sarca di Campiglio, di Nambino e di Nambrone
Elegante toilette lungo il sentiero
Il rifugio Stella Alpina, posto in una vasta radura all'inizio della val Gabbiolo. La zona è una torbiera ossia una zona umida dove in scarsità di ossigeno i muschi di palude (sfagno) nel corso di secoli o millenni invece di marcire si accumulano trasformandosi lentamente in torba. Le torbiere sono rare sulle Alpi e invece frequenti nelle zone fredde come L'Europa del nord, il Canada o la Russia. Le torbiere sono molto sensibili alle variazioni di portata dell'acqua e al calpestio di animali e uomini per cui bisogna camminare solo sui sentieri indicati
La zona di pascolo di malga Caret. Il sentiero con il ponticello visibile nella foto passa sull'altra sponda orografica fino a località Ragada.
Oltre al bestiame presente solo in estate gli altri animali della valle nella zona boscosa sono il capriolo, il cervo, la martora, il gallo cedrone, la pernice bianca, la lepre; sopra il limite del bosco vivono il camoscio, il muflone e lo stambecco, questi ultimi reintrodotti recentemente. L'orso scende a valle in estate e sverna in quota 
Mucche attraversano il ponte. Prima di attraversare aspettiamo che tutte abbiano fatto il loro defilé aereo. Dopo il ponte dovremo fare attenzione a dove mettere i piedi!! Questa ha l'aria di essere una opinion leader
Un timido vitellino ci guarda indeciso sul da fare
La mamma premurosa segue subito dopo
Decidiamo si fare la pausa panino in questo fresco posticino in riva al Sarca. Nonostante si sia in agosto non ci sono molti turisti che scendono per il sentiero, fermandosi la maggior parte di loro nei punti di ristoro comodamente serviti dalle navette
Dopo il ponte il sentiero attraversa una zona di bosco dove incontriamo ancora animali come questi due asinelli erratici
Un paesaggio che ricorda il Canada
Sulla roccia grigia di questa strapiombante parete si nota una linea più chiara, segno che in periodi piovosi da lì scende una cascata

Raggiungiamo località Cascina Muta 1397 m. e subito ci chiediamo il perché di questo strano nome. Nei pressi parte il sentiero 207 per la selvaggia Val Folgorida dove si trova un'altra cascata che però da qui non si vede
Non si contano i ponticelli e gli scalini in legno che permettono di superare dislivelli, corsi d'acqua e zone umide
A Cascina Muta c'è un altro salto e il Sarca dà origine ad un'altra fragorosa cascata. La fresca onda di goccioline iridescenti che si solleva è una delle sensazioni più piacevoli che la valle ha da offrire ai turisti
La cascata di Cascina Muta non è molto alta ma ha una portata importante
Altre mucche vaganti nel bosco
Dopo Cascina Muta il sentiero si fa  a poco a poco pianeggiante
Arriviamo in località Regada o Ragada.
Un celebre geografo dell'800, Ottone Brentari, racconta che qui viveva un famoso cacciatore della valle, un certo Luigi Fantoma, chiamato anche il Re di Genova che si vantava di aver ucciso 22 orsi, 454 camosci e un numero sterminato di altri generi di selvaggina
Un grazioso particolare di una fontanella a Ragada
Passato il ponte ci troviamo in località Todesca, così chiamata secondo il Brentari perché ci viveva una donna tedesca che era venuta ad abitarvi con i suoi figli e che aveva introdotto in valle l'uso di fare l'acquavite con le radici di genziana, una novità perché fino ad allora si conosceva solo quella fatta con le vinacce
Da località Todesca il sentiero si riporta sulla sinistra orografica e scende nel bosco in un punto in cui la valle si restringe. Il fiume sta più in basso ed è nascosto dalla vegetazione. Il sentiero è lastricato con pietre di varie dimensioni che in caso di pioggia diventano sdrucciolevoli, attenzione!
Si è messo a piovigginare e si sentono paurosi tuoni rimbombare tra le cime. Arrivati a Ponte Maria decidiamo che per oggi la nostra esplorazione della val Genova finisce qui. Prendiamo la navetta gratuita che va al parcheggio situato 4 km a valle                             
Scendiamo all'ultima fermata prima del parcheggio per ammirare la cascata di Nardis. Le sue acque arrivano direttamente dal ghiacciaio della Presanella 3558 m. percorrendo la soprastante Val Nardis e poi si gettano in questo spettacolare salto diventato una grande attrazione turistica facilmente raggiungibile trovandosi all'inizio della valle. Sono alte 130 m. e si dividono in due rami. La bianca schiuma risalta sulla roccia nerissima e lucida e l'acqua si polverizza andando a bagnare, quasi senza che se ne accorga, lo spettatore. Di fronte, dall'altra parte del fiume, c'è un ristorante con una grande terrazza sempre piena di turisti. Durante l'inverno la cascata diventa una frequentata palestra per le scalate sul ghiaccio. Ai piedi della cascata si trovano due enormi macigni granitici, due diavoli pietrificati secondo la leggenda locale, chiamati Belaial e Pontirol
La prossima volta rifaremo l'intero percorso del Sentiero delle Cascate partendo da Ponte Verde fino al Bedole e ritornando alla base con la navetta, escursione fattibile in giornata anche se un po' più faticosa. Avremo così occasione di esplorare la prima parte della valle e vedere le altre due cascate, quella del Casol e quella del Lares che oggi ci sono sfuggite 

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