
Lunghezza: 9,9 km
Dislivello: 764 m.
Tempo in movimento: 3h30
Altitudine max: 2330 m.
Difficoltà: medio
Il percorso si snoda nel cuore selvaggio del Lagorai, con un itinerario ad anello che parte e ritorna nei pressi del Rifugio Serot, sopra l'abitato di Roncegno Terme. La prima parte dell'escursione procede verso sud-est lungo il sentiero 323, attraversando pascoli aperti e zone di radura che offrono una vista costante sulla Valsugana. Superato il piccolo Lago delle Carezze, il tracciato guadagna quota con pendenze più marcate fino a raggiungere la cresta del Monte Cola, situato a 2262 metri e sormontato da una caratteristica croce di ferro.
Dalla cima del Cola, l'itinerario prosegue verso ovest mantenendosi sulla linea di cresta. Questo tratto di dorsale, che collega il Cola al Monte Hoabonti, presenta un ambiente tipicamente d'alta quota, caratterizzato da rocce porfiriche e un passaggio che richiede passo fermo. Una volta raggiunta la vetta del Monte Hoabonti a 2334 metri, il punto più elevato dell'intero giro, la vista spazia a 360 gradi dalle vette circostanti del Lagorai fino ai massicci dolomitici più distanti.
La discesa ha inizio lungo il versante opposto della montagna di fronte al Gronlait, seguendo un terreno scosceso, utili i bastoncini, che conduce alla sella del Passo della Portela 2152 m.. Da qui, il percorso imbocca la via del rientro puntando verso est attraverso l'omonima valle e transitando vicino al Baito della Portela. Il sentiero 371 perde quindi quota gradualmente, passando accanto al Laghetto delle Prese e addentrandosi in zone più boschive. L'ultima parte dell'anello segue una comoda strada forestale che riporta agevolmente al punto di partenza.
7/10/2025



Come arrivare: partendo dal centro di Roncegno Terme il tragitto per raggiungere il Rifugio Serot è lungo circa 12,7 chilometri e richiede mediamente 26 minuti di guida. La strada principale da percorrere è la strada provinciale SP65, che sale verso la montagna con un dislivello significativo fino alla località Serot. La strada è asfaltata ma tipicamente montana, con diversi tornanti. Poiché la strada finale è stretta, si consiglia di guidare con prudenza, specialmente nei mesi invernali o in caso di maltempo

Il rifugio Serot è la "porta d'accesso" principale per questa porzione di Lagorai occidentale. È una struttura storica, molto amata perché è una delle poche della zona a restare aperta non solo d'estate ma anche in inverno durante i fine settimana. Un tempo era una semplice malga, trasformata poi in rifugio per accogliere escursionisti e amanti della tranquillità. Si trova in una posizione panoramica che spazia sulla Valsugana e sotto la catena che comprende il monte Fravort, l'Habonti e il monte Cola. In estate è il punto di partenza ideale per il "Giro dei Sette Laghi", un itinerario che tocca spettacolari specchi d'acqua alpini e in inverno per le gite scialpinistiche verso il monte Cola

Dopo aver parcheggiato nei pressi del rifugio mi incammino sul sentiero 323 dopo un breve tratto in comune con l'itinerario 371 sulla strada per Malga Trenca. Salgo in un rado lariceto al pascolo della malga

Arrivato ad un ponticello sul torrente Chiavona abbandono la strada ed entro nel pascolo seguendo la visibile traccia (paletti) che sale gradualmente fra gli ampi pascoli e il lariceto


Arrivo al piccolo Lago delle Careze e al soprastante panoramico costone prativo 1764 m.

Il lago delle Careze, situato alla base del Col del Chelder è in parte impaludato. Deve il suo nome ad un'erba palustre (carice = careze)


Tenendosi sostanzialmente in quota, il sentiero contorna le pendici orientali del Monte Cola e le sue coste erbose

Attraverso la base della Val Larga che sale con i suoi prati verso il Col del Chelder e il Cola


Attraversando una distesa di piante, rosseggianti in questa stagione, forse parenti del mirtillo, arrivo al Col del Sète 1868 m. che segna l'entrata del sentiero 326 nell'Alta Val di Cavè

Qui abbandono il 323 per seguire la traccia che sale al Col del Chelder e al Cola



Vista sulla Valsugana. Nella luce limpida d’autunno si vede benissimo l’asse principale della Valsugana, con il fondovalle che si stringe verso est in un corridoio naturale tra due muraglioni di montagne

Un sguardo sulla sottostante val Larga e la catena che separa la Valsugana dal territorio dei Sette Comuni

In basso scorgo malga Casapinello, di fronte c'è il monte Ciste 2186 m.

Raggiungo il Col del Chelder con il fiato corto; il vento che mi segue fin dall’inizio della salita ora è raddoppiato in forza e raffiche improvvise e taglienti mi investono all’improvviso. Il Col del Chelder è una quota a mezza via, posta attorno ai 2162 metri sotto il Monte Cola con un panorama molto aperto sulla valle. Nella toponomastica alpina, e in particolare in quella dei Lagorai e delle zone limitrofe alla Valle dei Mocheni, nomi di questo tipo venivano usati per descrivere la forma del paesaggio. Un "chelder" o una "caldera" indica solitamente una conca

Da qui si scorge l'avvallamento del lago delle Careze e più in basso il fondovalle della Valsugana

Dopo circa 2 ore di salita dalla partenza raggiungo la croce del monte Cola a m. 2262. A causa del fortissimo vento resto solo il tempo per scattare qualche foto. Le montagne che si vedono di fronte fanno parte dei Lagorai porfirici che separano la val Cavè dalla val dei Mocheni

La cresta che unisce il monte Cola con lo Hoabonti. E' visibile il sentiero che corre sul crinale o appena sotto

Ecco i solitari Lagorai ai quali le rocce porfiriche conferiscono un aspetto austero, cupo e primordiale

Do l'incarico a Peak Finder di assegnare i nomi alle montagne che vedo in lontananza.

Accantono subito l'idea di una pausa e mi incammino sull'aereo sentiero di cresta spazzolato da un vento gelido. Come gran parte della catena del Lagorai, anche il Cola e l'Hoabonti furono teatro di scontri durante la Prima Guerra Mondiale. Lungo la cresta che collega le due cime si possono ancora scorgere resti di trincee, camminamenti e postazioni in pietra. Erano punti di osservazione strategici che permettevano di dominare con lo sguardo la Valsugana

Quella montagna a due punte che emerge sulla sinistra è il Sasso Rotto. L'avevo visto nella traversata dal rifugio Sette Selle al lago Erdemolo

La val d'Ilba separa il Cola dall'Hoabonti. Il suo vasto anfiteatro naturale, color ocra in autunno, è frequentato in inverno dagli scialpinisti su un anello classico che tocca le due cime. Sulla destra si vede una elevazione erbosa, è il Col dei Omeneti 2165 m, dietro c'è il Fravort

Dopo aver superato un passaggio esposto dove bisogna fare attenzione in caso di neve e ghiaccio, mi appresto a salire sulla cima dello Hoabonti

Sotto di me, nell'alta val di Cavè, proprio nei pressi della sua testata in un anfiteatro naturale dall'aspetto selvaggio si scorgono tre minuscoli laghi. Il sentiero 323 vi passa vicino per poi salire fino al Passo del Lago sul crinale della valle dei Mocheni. In realtà, il numero dei laghetti visibili varia a seconda della stagione e dello scioglimento delle nevi (spesso se ne contano 4 o 5). L'anello a loro dedicato parla di 7 laghi

Raggiungo con poco sforzo la cima dello Hoabonti 2334 m. Il nome Hoabonti è un termine mocheno (di origine germanica) la lingua parlata ancora nella valle adiacente. Deriva probabilmente dai termini mocheni Hoab (alto) e Bont ("piano"o "suolo"). Il nome descriverebbe quindi un "alto piano erboso", che riflette perfettamente la morfologia della sua cima, piuttosto larga e pianeggiante

La val della Portela dallo Hoabonti. Tra poco la percorrerò per tornare a valle


Inizio la discesa verso il Passo della Portela con il Gronlait di fronte. Dietro il gruppo del Brenta

Il crinale che separa la val di Cavè dalla val dei Mocheni

Un ultimo sguardo verso est

La discesa verso il passo della Portela 2152 m. avviene su terreno franoso e sfasciumi dove i bastoncini fanno la differenza

Dal passo si diramano due sentieri: il 325 diretto al lago Erdemolo e il 371 che prenderò per ritornare al rifugio Serot

Lo Hoabonti visto dal passo della Portela

Mi aspetta una lunga discesa lungo l'erbosa val della Portela

Sotto il passo incontro il segnavia del 325 proveniente da località La Bassa, posta tra la Panarotta e il Fravort

Il cielo comincia a essere invaso dalle scie degli aerei di linea che in poco tempo trasformano un azzurro limpido e perfetto in un velo grigiastro e lattiginoso


Lo Hoabonti visto dalla val della Portela. Per la sua forma rotondeggiante, bianca in inverno, gli abitanti delle valli vicine usano chiamarlo con il nome dialettale di "poina" cioè ricotta.

Arrivo al Baito della Portela 1985 m. un posto ideale per fare finalmente la pausa pranzo

È un bivacco incustodito, una piccola costruzione in pietra e legno tipica dei pascoli d'alta quota del Lagorai. Spesso viene utilizzato dai pastori durante il periodo dell'alpeggio estivo, ma resta un punto di riparo fondamentale per gli escursionisti in caso di maltempo

E' dotato di una stufa a legna e un piccolo tavolo. Sebbene disponga di qualche posto letto (circa 4), è bene considerarlo più come un punto d'appoggio o un ricovero d'emergenza che come un rifugio attrezzato. Nelle vicinanze si trova l'acqua del torrente Larganza, risorsa preziosa e rara lungo le creste dei Lagorai


Il panorama dal passo della Portela

Dopo una lunga pausa ristoratrice riprendo la discesa a valle. Continuo ad attraversare vasti pascoli per poi entrare in boschi di larici prima radi e via via più fitti

Il monte Fravort. Il sentiero compie un largo cerchio verso ovest contornando i contrafforti boscosi dello Hoabonti e attraversando il fondo della val d'Ilba

Sempre il Fravort preso da località Le Prese. Attraverso il rio val d'Ilba e più avanti il rio Pozze. Nei pressi c'è il laghetto delle Prese che però non visiterò

Sempre su sentiero ben segnato dopo un tratto ripido in discesa nel bosco arrivo a malga Fravort e attraverso un terzo torrente, il rio Larganzola

Per arrivare al rifugio mi aspetta un breve ultimo tratto in salita. Sono quasi le tre del pomeriggio. Sono passate quasi 6 ore dalla partenza.
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