Canyon del Limarò



Lunghezza: 11,7 km
Dislivello: 527 m.
Tempo in movimento: 3h15
Altitudine max: 911 m.
Difficoltà: facile

L'escursione ad anello del Canyon del Limarò, con partenza e arrivo nel pittoresco borgo di Ranzo, è un trek affascinante che unisce la quiete dei borghi trentini alla forza primordiale della natura. Il percorso si snoda per circa 11 chilometri attraverso un paesaggio plasmato dal fiume Sarca, un corso d'acqua che nasce dai ghiacciai del gruppo Adamello-Presanella. È proprio questa origine glaciale a conferire al fiume l'energia necessaria per scavare, nel corso di millenni, le spettacolari forre che caratterizzano il tratto tra i paesi di Comano e Le Sarche. Dal punto di vista geologico, il canyon è un libro aperto sulla storia post-glaciale della regione. Le sue imponenti pareti verticali in calcare compatto non sono solo un capolavoro di erosione fluviale, ma sono diventate nel tempo un terreno di sfida leggendario per grandi scalatori. Queste falesie, che si innalzano ripide sopra le acque correnti, offrono infatti scalate tecnicamente complesse. Il sentiero permette di ammirare il canyon da un punto di osservazione privilegiato, situato a circa 575 metri di quota, da cui si domina la profondità della gola. Ma l'itinerario non è solo asprezza rocciosa: il cammino tocca luoghi di grande serenità come il Santuario della Madonna del Caravaggio a Deggia. Proseguendo lungo la Strada Forestale Bael, tra boschi di faggi e vedute suggestive sui contrafforti del Brenta, si raggiunge la quota massima di 902 metri e da lì inizia la breve discesa verso Ranzo
Il percorso da Ranzo a Deggia fa anche parte del Cammino di S.Vili, l'antico percorso che portò la salma di San Vigilio da Trento a Spiazzo, recentemente rivalorizzato. Esiste anche un sentiero, il Sentiero dell'Acqua che conduce direttamente verso le gole del Limarò partendo da Ponte Arche
2/12/2023








Prima di arrivare a Ranzo per iniziare l'esplorazione del canyon, il viaggio stesso regala un'emozione: la salita lungo la strada provinciale 18. Questa strada, nota come una delle più spettacolari e "a strapiombo" del Trentino, si arrampica sul fianco della montagna che guarda sulla Valle dei Laghi. Man mano che si sale da Vezzano, il panorama si apre rivelando sotto di sé lo specchio d'acqua incantato del Lago di Toblino.
Dall'alto della strada, il lago appare come un gioiello incastonato nel verde, con Castel Toblino che sorge su una piccola penisola, La strada per Ranzo in diversi punti è letteralmente scavata nella roccia, offrendo passaggi in gallerie naturali e affacci vertiginosi che permettono di dominare l'intera valle con un solo sguardo



Il percorso che porta alla scoperta del Canyon del Limarò parte da Ranzo. Situato su un soleggiato altopiano a circa 750 metri di altitudine, questo piccolo paese è rimasto quasi isolato fino alla metà del secolo scorso, conservando intatta un'atmosfera rurale e silenziosa. Un tempo Ranzo era un punto di passaggio obbligato e strategico per chi, dalle valli dell'Adige, doveva raggiungere le Giudicarie e il Banale, attraversando uno dei territori più selvaggi delle Alpi.
Prima della costruzione della strada provinciale 18, Ranzo era collegata al fondovalle da un'antica mulattiera che scendeva ripida attraverso la Val Busa, arrivando proprio nei pressi del viale dei cipressi di Castel Toblino



La chiesetta di San Vigilio si trova all’estremità dell’abitato di Ranzo e segna il punto di partenza del sentiero verso il Canyon del Limarò. L'edificio ha un'origine antica, risalente al XV secolo, ed è storicamente legato al passaggio della salma di San Vigilio, patrono di Trento, trasportata lungo queste valli dopo il suo martirio in Val Rendena



Dal punto di vista architettonico è una costruzione semplice in muratura che riflette lo stile rurale della zona. All'interno conserva tracce di affreschi di epoche diverse, tra cui lavori attribuiti ai Baschenis, una nota famiglia di pittori itineranti del bergamasco che decorò molte chiese delle valli trentine tra il Quattrocento e il Cinquecento



Questa lapide è dedicata a San Vigilio, patrono di Trento. La traduzione si basa sul testo latino inciso nel marmo, che è anche parzialmente riassunto dalla piccola targa dorata sulla destra.
Traduzione: "A San Vigilio elevato tra i beati del cielo, le cui spoglie furono trasportate dalla Val Rendena a Trento attraverso questo luogo con un solenne corteo. Gli abitanti di Rango (Rantienses), affinché la memoria del passaggio tramandata dai loro antenati non andasse perduta nei secoli passati, fecero erigere questa cappella e, nell'anno 1908, con il sostegno del Vescovo di Trento Celestino Endrici in visita a questi luoghi, si curarono di porvi l'immagine del Santo Patrono."



La lapide  dunque ricorda il leggendario trasporto del corpo di San Vigilio, martirizzato in Val Rendena, verso la città di Trento





A 15 minuti dalla chiesetta di S.Vigilio, il Dos de le Masere è un punto di passaggio e un balcone panoramico situato a 675 metri di quota. Si trova lungo il Sentiero 613 SAT. La zona è rinomata tra gli escursionisti per le sue formazioni rocciose: si possono osservare strati di roccia bianchi e rossi che, a causa dei movimenti tettonici, si sono piegati assumendo forme che ricordano le onde del mare





Il canyon del Limarò, soprattutto nella parte iniziale verso le Sarche con le sue pareti di calcare compatto che si tuffano verticalmente nelle acque del fiume Sarca, rappresenta da decenni un terreno di sfida per l'arrampicata sportiva e l'alpinismo. Questo settore ha attirato nomi illustri tra gli scalatori come Cesare Maestri o Manolo



Dal Dos de le Masere lo sguardo precipita nel vuoto spettacolare della gola, dove il Sarca ha scolpito nei millenni un profondo canyon. Camminando sul sentiero tra Ranzo e Deggia, ci si ritrova sospesi su questo balcone naturale fatto di rocce piegate dal tempo e colori autunnali accesi



In fondo alla gola del Limarò, la maestosità delle montagne mette in ombra la statale del Caffaro. Il vecchio tracciato stradale, ormai bypassato dalle gallerie moderne, è stato trasformato in una ciclabile panoramica che permette di ammirare le pareti verticali del canyon lontano dal traffico



La vegetazione autunnale accende la forra. Le chiome aranciate e brune contrastano con il grigio calcareo delle pareti verticali



Il canyon è lungo complessivamente circa 6,5 chilometri e raggiunge la sua massima profondità nella parte finale del percorso, dove supera un dislivello di circa 250 metri. La Forra del Limarò è la seconda più lunga d'Europa dopo le Gole del Verdon in Francia e segna lo snodo tra la parte superiore e inferiore del fiume Sarca



Il canyon si è modellato in due tempi: le rocce, nate sul fondo di mari tropicali, hanno oltre 200 milioni di anni, mentre la gola attuale è un’opera molto più recente. La forza erosiva del fiume Sarca ha iniziato a scavare profondamente il calcare solo dopo l'ultima glaciazione, sfruttando le fratture della montagna per creare le spettacolari pareti verticali che vediamo oggi. L'ultima glaciazione, si è conclusa intorno a 11.700 anni fa. All'epoca la Sarca scorreva molto più in alto



Dopo 2,5 km di discesa nella gola si sentiero si orienta verso nord abbandonando la forra e inizia a salire lungo la valle che conduce a Nembia e al Lago di Molveno, solcata dal rio Bondai



Procediamo ora in salita in un bosco di faggi





Dopo una salita di 2 Km si scende verso il paese di Deggia



Deggia è un antico borgo rurale, tappa del Cammino di San Vili. Il Santuario della Madonna del Caravaggio, edificato a fine Ottocento, ne domina i pascoli con il suo campanile quadrato È un luogo di pace



Da qui si può passare sull'alto versante della valle e proseguire per S.Lorenzo in Banale sul Sentiero di S. Vili. Scendendo da Deggia verso San Lorenzo in Banale si passa per località Moline, dove il sentiero attraversa il ponte sul torrente Bondai.
Noi invece cambiamo strada restando sul versante orografico sinistro della valle



Athabaska è una struttura ricettiva (spesso utilizzata come casa per ferie o rifugio per gruppi) situata a Deggia. Il nome richiama il ghiacciaio o il lago canadese omonimi.È un punto di riferimento conosciuto per chi percorre il Cammino di San Vili o frequenta i sentieri che collegano San Lorenzo a Ranzo e alla zona del Limarò.





Il nome del santuario deriva dall'apparizione della Madonna avvenuta nel 1432 a Caravaggio, in provincia di Bergamo.
La devozione si diffuse in tutto il Nord Italia e arrivò a Deggia a metà Ottocento. Gli abitanti scelsero questo titolo mariano per il loro santuario dopo essere scampati a un'epidemia di colera



Il santuario fu eretto tra il 1894 e il 1896, sostituendo una precedente cappella sorta come ex voto dopo l'epidemia di colera del 1855. L'edificio ha una struttura semplice a navata unica, dominata esternamente dal campanile aggiunto in seguito



All'interno, le decorazioni pittoriche sono opera di Marco Bertoldi e risalgono al 1945







Panorama verso sud. Sulla sinistra il monte Misone e le prealpi ledrensi a destra



Dalla chiesa procediamo su questa sterrata per intercettare la forestale che percorreremo per il ritorno



Per di qui si va anche a Nembia e Molveno



Giunti a questo bivio giriamo a destra sulla forestale di Bael, una strada di servizio fondamentale per la gestione dei boschi del Parco Naturale Adamello Brenta



Il santuario di Deggia



I contrafforti del Brenta



La forestale comincia a prendere quota, in basso Deggia



Il paesaggio che si osserva è il risultato diretto di un evento catastrofico avvenuto circa tremila anni fa, quando un'imponente frana si staccò dalle pendici del monte Ghez e dalle pareti circostanti. Un enorme volume di detriti e massi precipitò a valle andando a occupare l'intero solco glaciale e creando uno sbarramento naturale A causa di questo tappo di roccia, l'acqua del torrente che attraversava la valle iniziò ad accumularsi gradualmente a monte del crollo, portando alla nascita del Lago di Molveno. La natura di questo bacino è dunque peculiare, poiché si tratta di un lago di sbarramento e non di una semplice conca scavata dai ghiacciai. La conferma definitiva della dinamica e del periodo del crollo avvenne negli anni '50, quando il lago fu svuotato per scopi idroelettrici e sul fondo vennero ritrovati i tronchi ancora in piedi di un'antica foresta, sommersa improvvisamente dalla risalita delle acque seguita alla frana. I tronchi di larice e abete perfettamente conservati dal fango e dall'acqua hanno permesso di ricostruire il clima e l'ecologia della zona di tremila anni fa. L'area di Nembia è caratterizzata dal tipico paesaggio delle marocche, un termine locale utilizzato per descrivere queste distese di massi caotici dove oggi la vegetazione ha faticosamente ripreso piede tra le fessure della roccia. Questo ambiente ha creato un microclima particolare che oggi è tutelato
 come oasi naturalistica


Dopo aver guadagnato circa 200 m. la forestale spiana per un buon tratto



Incontriamo alcune case e baite lungo il percorso. La zona è frequentata dall'orso. Parlando con un abitante di Deggia siamo venuti a conoscenza che i versanti della valle, soprattutto il destro sono abitualmente frequentati dal plantigrado. Il versante che sale verso le pendici del Gruppo del Brenta e si collega ai fitti boschi che portano verso la Val d'Ambiez, rappresenta infatti l'habitat naturale per l'orso bruno. La conformazione del terreno offre al plantigrado tutto ciò di cui ha bisogno: rifugio, tranquillità, anfratti, boschi e ampi corridoi di spostamento. La zona di Deggia, essendo un punto di passaggio meno antropizzato rispetto al centro di Molveno, funge da vero e proprio ponte naturale tra le diverse aree del Parco Naturale Adamello-Brenta





Maurizio cattura uno scorcio delle dolomiti di Brenta



La grande muraglia calcarea che domina la parte centrale della foto sono le pendici del Monte Ghez. Queste pareti sono proprio quelle da cui si è staccata la frana che ha formato il Lago di Molveno e la zona delle "marocche" di Nembia. Sopra c'è la zona di pascolo del monte Soran e sopra il Monte Ghez innevato





Dall'altra parte della valle si scorge il paese di S. Lorenzo in Banale. l paese è situato su un soleggiato terrazzo naturale che domina l'ingresso della Val d'Ambiez e si affaccia sulle Giudicarie Esteriori. Sullo sfondo spicca il profilo piramidale del monte Sèra con a sinistra le prealpi ledrensi, sul fondovalle la piana del Bleggio



Dopo un secondo tratto in salita e aver incrociato altre due forestali la nostra compie una curva a sinistra e va a contornare in discesa il versante affacciato sul Limarò. Ranzo non è più lontano. Siamo nel punto più alto del percorso, 902 m.



Il monte in ombra è il Casale. Sotto di noi, ancora per un po' illuminato dal sole, si vede il Dos de le Masere dove eravamo la mattina. Sullo sfondo la valle dei Laghi con la catena Stivo-Bondone



Zoom su Cornetto, Dos d'Abramo e Cima verde sul Bondone



La sola galleria lungo la forestale. La sua realizzazione è stata necessaria per permettere alla strada di superare uno sperone roccioso particolarmente sporgente



Siamo ormai in vista dei tetti delle case di Ranzo e alla fine di questa piacevole escursione autunnale



Un ultimo sguardo sul lago di Toblino e il suo castello prima di tornare a valle. A Ranzo termina la celebre Ferrata Rino Pisetta, una delle vie attrezzate tecnicamente più impegnative e ammirate dell'intero arco alpino. Dopo aver superato le verticali e lisce pareti del Piccolo Dain, gli alpinisti raggiungono la sommità e seguono il sentiero che degrada dolcemente verso l'abitato di Ranzo

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