
Lunghezza: 14,52 Km
Dislivello: 409 m.
Tempo in movimento: 4h
Altitudine max: 534 m.
Difficoltà: medio
Il percorso si snoda come un anello di circa 14 chilometri che inizia e si conclude nei pressi dell'Eremo di San Colombano, un suggestivo eremo medievale costruito direttamente nella roccia. La prima tappa prevede la risalita del versante verso la Vallarsa, passando accanto alla diga che forma l'omonimo bacino artificiale e attraversando i piccoli nuclei rurali di Spino, Lesi e Moscheri, che conservano l'atmosfera della vita contadina tradizionale. Proseguendo l'itinerario, si scende verso la località Cà Bianca per raggiungere il fondovalle del Leno di Terragnolo, dove sorge la particolare chiesetta ottagonale di Sant'Antonio Abate, storicamente legata a una locale produzione di laterizi.
Il cammino continua lungo le sponde del torrente fino alla località Laghetti, un'area caratterizzata da un canyon e spiagge alluvionali nate dai depositi di sabbia e ghiaia, dove sono ancora visibili i resti di antichi macchinari estrattivi. Poiché il tratto di strada che collegherebbe direttamente i Laghetti al ponte di San Colombano è chiuso a causa del rischio di frane, la parte finale del percorso richiede di risalire verso la strada provinciale diretta a Trambileno. Passata Cà Bianca e arrivati sulla provinciale si scende lungo di essa e si intercetta un sentiero all'altezza del secondo tornante che tagliando scende verso l'eremo e quindi al parcheggio, chiudendo l'anello ed evitando così le zone geologicamente instabili

Per arrivare: partendo da Piazza del Podestà a Rovereto, il parcheggio è raggiungibile in circa 2 minuti d'auto percorrendo la Via Vicenza (SS46) in direzione est.
Per la sosta, si può usufruire dell'area privata situata direttamente di fronte all'ingresso del ristorante La Genovesa oppure, in alternativa, dei pochi stalli disponibili subito dopo il ponte di San Colombano. L'inizio del percorso avviene proprio sul sentiero che dal ponte porta all'eremo
Per la sosta, si può usufruire dell'area privata situata direttamente di fronte all'ingresso del ristorante La Genovesa oppure, in alternativa, dei pochi stalli disponibili subito dopo il ponte di San Colombano. L'inizio del percorso avviene proprio sul sentiero che dal ponte porta all'eremo

L'Eremo di San Colombano è un antico luogo di ritiro spirituale situato nei pressi di Rovereto, celebre per la sua posizione spettacolare a strapiombo sulla parete rocciosa. Edificato a partire dal X secolo sopra una grotta utilizzata già nell'VIII secolo, l'eremo è accessibile tramite una suggestiva scala di 102 gradini scavati nella roccia
La centrale idroelettrica di San Colombano e la relativa diga sono state realizzate tra il 1959 e il 1965 dall’Azienda Generale Servizi Municipalizzati di Verona. L'opera è costituita da uno sbarramento che ha creato un bacino artificiale, il Lago di San Colombano, situato a una quota di circa 270 metri sopra il livello del mare. La centrale sfrutta il salto d'acqua per la produzione di energia elettrica, convogliando le acque del torrente Leno di Vallarsa. La centrale alimenta prioritariamente l'utenza della città di Rovereto e dei comuni limitrofi della Vallagarina. L'impianto ha stabilizzato la portata del torrente verso l'abitato di Rovereto

Il livello dell'acqua nel bacino è variabile. Viene svuotato periodicamente (ogni 10-15 anni circa) per operazioni di sghiaiamento, ovvero la rimozione dei detriti accumulati sul fondo che potrebbero compromettere l'efficienza degli scarichi
Lo sbarramento, situato nel territorio comunale di Trambileno, raccoglie le acque del torrente Leno di Vallarsa poco prima della sua confluenza definitiva con il Leno di Terragnolo situata a valle del bacino. Il lago ha una superficie limitata ma una profondità significativa (20 m.) in relazione alla stretta forra in cui è incassato. La sua funzione principale è la regolazione del flusso idrico per alimentare la sottostante centrale idroelettrica, stabilizzando al contempo la portata del torrente verso l'area urbana di Rovereto

In questo tratto la Vallarsa si restringe formando una forra profonda dove le acque del bacino risalgono il corso del torrente per una lunghezza di circa 600 metri. La conformazione a canyon è dovuta all'erosione millenaria del Leno di Vallarsa nelle rocce calcaree, un processo che ha creato pareti verticali molto ravvicinate tra loro
In località Spino, l'invaso artificiale termina e il Leno di Vallarsa riprende il suo carattere di torrente naturale. In questo punto è possibile osservare un deposito dei sedimenti trasportati dalla corrente che va a formare una piccola spiaggia
Attraversando questo ponte si supera il Rio Orco nel punto esatto in cui termina la sua discesa dalla Valle dell'Orco per immettersi nel Leno di Vallarsa. Questo ponte segna la fine del tratto a canyon del Rio Orco, che ha origine circa 1000 metri più in alto presso il Pian del Cheserle. La portata del Rio Orco è soggetta a variazioni stagionali. Il ponte permette di proseguire verso la frazione di Spino
Il percorso ora abbandona il fondovalle e risale il versante, inizialmente su una stradina asfaltata e successivamente attraverso una scorciatoia nel bosco che parte da un tornante. Durante questa salita si attraversa un praticello dove sono collocati degli alveari, posizionati strategicamente per sfruttare l'esposizione solare e la flora locale
In questo punto il sentiero esce dal bosco e lo sguardo può finalmente spaziare verso l'alto, dove la valle si apre rivelando il massiccio del Pasubio
Il sentiero raggiunge infine la strada provinciale della Vallarsa superando l'ultimo strappo di pendenza attraverso una scalinata in cemento. Questa rampa finale costeggia una proprietà privata
Ci troviamo sulla strada provinciale della Vallarsa, proprio all'ingresso dell'abitato di Spino, una frazione che riveste un'importanza storica e tecnica fondamentale per l'intera Vallagarina. Questa località è infatti celebre per la presenza della Sorgente di Spino, una risorsa idrica secolare che garantisce l'approvvigionamento di acqua potabile di grande qualità alla città di Rovereto. La sorgente è nota per la sua costanza e purezza, caratteristiche che hanno portato alla costruzione di un acquedotto già alla fine dell'Ottocento per convogliare le acque direttamente verso il centro urbano. L'acqua che vi sgorga ha un'origine carsica e proviene direttamente dal massiccio del Pasubio, dove le rocce calcaree permettono alle precipitazioni di penetrare in profondità alimentando un enorme bacino sotterraneo. Attraversiamo la strada e continuiamo la nostra salita sul sentiero che risale quella rampa visibile in foto dall'altra parte della strada
Da Spino il sentiero prosegue inoltrandosi nuovamente nel fitto bosco fino a sbucare sulla strada provinciale di Trambileno in località Barde
Una volta raggiunta la carreggiata, l'itinerario continua lungo la strada asfaltata toccando in successione le frazioni di Lesi e Clocchi, piccoli nuclei rurali che conservano l'architettura tipica di questi insediamenti montani
Il percorso prosegue oltre le frazioni di Lesi e Clocchi fino a raggiungere Moscheri, centro principale e sede municipale del comune di Trambileno. All'altezza della cooperativa locale, l'itinerario piega a destra inoltrandosi nel paese e seguendo la strada che passa davanti al municipio per poi iniziare a salire leggermente. Giunti al primo tornante, si abbandona la direzione principale che conduce verso il Santuario della Salette per imboccare la stradina secondaria che si innesta proprio sulla curva. Lasciato l'abitato alle spalle, il tracciato si inoltra nuovamente nel bosco, procedendo inizialmente in piano. Successivamente, il sentiero inizia a scendere in modo più deciso attraverso una serie di tornanti che tagliano il versante affacciato sulla Val di Terragnolo. Questa discesa boschiva conduce infine a sbucare sulla strada provinciale, in prossimità della frazione di Cà Bianca
Giungiamo in breve tempo alla frazione di Cà Bianca, un piccolo nucleo abitato che rappresenta la porta d'accesso alla Val di Terragnolo per chi proviene da Rovereto attraverso questo versante. La posizione di questa frazione è diventata strategicamente fondamentale per la viabilità locale: a causa delle frane che hanno interrotto la strada storica sul versante opposto (quella che sale da San Colombano), l'attuale via di comunicazione che attraversa Cà Bianca è rimasta l'unica arteria percorribile per raggiungere le frazioni di San Nicolò e Fontanelle, situate più avanti nella valle
Continuando a scendere sulla strada asfaltata arriviamo in località Fucine. Prende il nome dagli antichi opifici che sfruttavano la forza del torrente Leno per la lavorazione del ferro, del legno e della ceramica. La zona divenne particolarmente nota nel XVIII secolo per la fornace di laterizi della famiglia de Stachelberg. In passato la località Fucine era frequentata prevalentemente da una comunità laboriosa di artigiani, fabbri e segantini che lavoravano negli opifici idraulici lungo il torrente Leno. Questo vivace polo artigianale e industriale cessò definitivamente ogni attività in seguito alla tragica alluvione del 1966, che distrusse le infrastrutture produttive trasformando la località nel sito naturalistico e storico che possiamo osservare oggi. A ricordare quell'epoca ora resta solo la cappella di S.Antonia Abate
Attraversato l'antico ponte sul Leno giungiamo alla cappella a struttura ottagonale. che merita una visita. Edificata tra il 1720 e il 1728, la chiesa di S.Antonio Abate presenta una singolare pianta ottagonale con una cupola e un campanile in mattoni, materiale che richiama l'antica fornace di coppi attiva un tempo nel maso adiacente. Dopo i danni subiti dalla piena del 1966, l'edificio è stato completamente restaurato alla fine degli anni '90
Il percorso prosegue lasciando la sede stradale per attraversare il prato che circonda la cappella immergendosi nel bosco. Il sentiero si snoda lungo la sponda del Leno di Terragnolo, dove il rumore dell'acqua che scorre tra i sassi diventa il compagno costante del cammino
Costeggiando il torrente, il sentiero ci porta a visitare delle insenature dove, anche grazie ad alcuni massi disposti sapientemente, il torrente forma delle pozze, ideali in estate per rinfrescarsi. In alcune di queste anse, i frequentatori del posto hanno organizzato ambienti accoglienti che permettono di soggiornare all'ombra e fare un picnic
Dopo aver esplorato le sponde del torrente, abbandoniamo il sentiero di fondovalle per risalire leggermente lungo il versante. Ci immettiamo quindi sulla stradina che proviene dal ponte di San Colombano, un tratto di percorso che si sviluppa a mezza costa offrendo una visuale privilegiata sulla forra scavata dal Leno
L'area dei Laghetti è effettivamente un ecosistema prezioso dove la varietà della flora e della fauna è favorita dalla costante presenza di acqua. Qui il torrente Leno ha modellato il paesaggio nel corso dei millenni, scavando un profondo canyon tra imponenti pareti di roccia calcarea e depositando grandi quantità di materiale alluvionale. Questi depositi hanno formato ampie spiagge di ghiaia e ciottoli che, durante la stagione estiva, diventano una meta molto frequentata dai cittadini di Rovereto in cerca di refrigerio e contatto con la natura. Il contrasto tra il bianco candido del greto, il verde delle acque e la fitta vegetazione che ricopre i versanti della forra rende questo tratto particolarmente suggestivo e selvaggio
Sebbene non goda ancora del riconoscimento formale di biotopo a livello provinciale, la zona è oggetto di grande interesse naturalistico proprio per la sua funzione di corridoio ecologico che collega le diverse quote della valle. La sua protezione è garantita in parte dall'asprezza del canyon stesso, che ha limitato l'intervento umano preservando la conformazione selvaggia delle spiaggette e del greto
Tra la vegetazione spiccano salici, ontani e arbusti che consolidano le sponde, mentre nelle pozze d'acqua più calme non è raro avvistare piccoli anfibi o insetti acquatici protetti
In località Laghetti si vedono i resti di un'attività estrattiva che ha caratterizzato il torrente Leno fino a pochi decenni fa. Le strutture metalliche e i macchinari arrugginiti ancora visibili sono i residui di vecchi impianti di vagliatura e nastri trasportatori. Venivano utilizzati per prelevare il materiale depositato dalle piene del torrente, separare la sabbia più fine dai sassi più grossi e caricarla sui mezzi di trasporto. Questa attività è cessata definitivamente verso la fine del secolo scorso, quando le normative ambientali e di tutela dei bacini montani sono diventate più stringenti per evitare l'erosione eccessiva del letto del torrente e per preservare l'ecosistema della forra
Giunti a questo punto, essendo più avanti la strada chiusa per frana, per garantire la propria sicurezza, l'opzione migliore consiste nel tornare verso l'abitato di Cà Bianca e arrivare sulla strada provinciale di Trambileno. Da qui, procedendo in discesa, è possibile imboccare una scorciatoia che parte all'altezza del secondo tornante e che permette di raggiungere l'eremo di San Colombano evitando le aree più rischiose
La profonda gola scavata dal torrente Leno, osservata dalla prospettiva del ponte di San Colombano a Rovereto. La galleria situata sul lato sinistro della gola è permanentemente chiusa sia al traffico veicolare che ai pedoni a causa dell'elevato rischio di instabilità della parete rocciosa
Le opere idrauliche visibili nei pressi del ponte sono parte integrante di un complesso sistema di gestione delle acque
Scarica la traccia gps da Wikiloc
Vedi la mappa di tutte le escursioni del blog
Scarica la traccia gps da Wikiloc
Vedi la mappa di tutte le escursioni del blog
Home 🏠



























Commenti
Posta un commento