Malga Movlina dalla val d'Algone



Lunghezza: 12,1 Km
Dislivello: 641 m
Tempo in movimento: 3h14
Altitudine max: 1789 m
Difficoltà: facile

Questa escursione circolare offre un’immersione totale nella natura del Trentino, regalando viste mozzafiato sulle imponenti pareti delle Dolomiti di Brenta e i ghiacciai dell'Adamello e della Presanella che accompagnano il cammino verso la storica Malga Movlina.
Il percorso si sviluppa per circa 12 chilometri partendo dai dintorni dell'Albergo Brenta e del Rifugio Ghedina, a una quota di circa 1170 metri. Da qui il sentiero sale con costanza nel cuore della Val d'Algone, toccando Malga Vallon e Malga Nambi, dove i pascoli si aprono progressivamente. Il punto più significativo del giro è Malga Movlina, situata a 1785 metri; questo luogo non è solo un balcone panoramico straordinario, ma è anche un sito di grande importanza storica, poiché è documentato come uno degli alpeggi più antichi di tutta la zona, con radici che risalgono addirittura al medioevo. Per il ritorno si percorre la strada di servizio della malga.
25/11/2023



Per raggiungere la Val d'Algone partendo da Ponte Arche, si procede inizialmente in direzione di Stenico. Una volta superato l'abitato di Stenico, si prosegue lungo la strada provinciale seguendo le indicazioni per Ragoli. Si continua fino a raggiungere il Ponte del Lisagn, che scavalca il torrente Algone. Proprio in corrispondenza del ponte, si imbocca sulla destra la deviazione chiaramente segnalata che risale la valle. Da questo punto, la strada si addentra nel cuore del Parco Naturale Adamello-Brenta ed è asfaltata per circa sette chilometri, permettendo di arrivare agevolmente fino alla zona dell'Albergo Brenta





Dopo aver percorso tutta la val d'Algone posteggiamo nei pressi di malga Brenta. Ci avviamo verso malga Nambi. In estate l'accesso alla Val d'Algone è regolamentato per proteggere la natura e la tranquillità di questo angolo speciale del Parco Naturale Adamello Brenta. Per arrivare in auto al punto di partenza dell'itinerario è necessario prenotare il parcheggio o pagare sul posto un pedaggio, poiché il numero di veicoli ammessi ogni giorno è limitato. Le prenotazioni per la stagione estiva aprono generalmente verso la metà di maggio. Se si prevede di andare a Malga Movlina, bisogna sapere che il parcheggio più alto è quello più richiesto e tende a riempirsi in fretta



Tra gli abeti alla nostra destra spuntano le prime cime delle dolomiti di Brenta



A questo incrocio ci teniamo sul 333 in direzione di malga Nambi. In lontananza si scorge malga Vallon che vedremo più da vicino nel ritorno



Il pascolo di malga Vallon è un luogo tranquillo in una conca riparata proprio sotto le grandi pareti di roccia dolomitiche. Un aspetto molto particolare della zona del Vallon è il ritrovamento di antichi fossili tra le rocce. Questi resti di piccoli organismi marini ci raccontano come appariva questo luogo circa 220 milioni di anni fa: testimoniano infatti che le Dolomiti si sono formate sul fondo di un caldo mare tropicale, prima di trasformarsi nelle spettacolari montagne che vediamo oggi



Camminiamo a lungo a fianco del rio d'Algone. La Val d'Algone è un corridoio biologico fondamentale. Proprio per la sua natura selvaggia e meno antropizzata rispetto ad altre valli, è frequentata regolarmente dagli orsi. Il Parco organizza qui l'attività "I sentieri dell'orso", proprio perché è uno dei luoghi dove è più facile trovare segni del loro passaggio (impronte, peli sui grattatoi, escrementi)



Arriviamo in vista di malga Nambi. Oltre a essere un punto di sosta ideale per chi cammina verso Malga Movlina, Malga Nambi è conosciuta per la produzione e la vendita di prodotti tipici, come il formaggio e il burro, fatti seguendo le antiche tradizioni dell'alpeggio



L'antica vetreria e la discarica del quarzo sono tracce di una storia molto particolare della Val d'Algone, quando la valle non era solo pascoli ma un piccolo centro di produzione. Tra il Settecento e l'Ottocento, nel cuore della valle, si fabbricava il vetro. Si scelse questo luogo perché c'era tutto ciò che serviva: tantissimo legno per accendere i forni e l'acqua del torrente. Oggi, vicino al Rifugio Ghedina, si possono ancora vedere i resti degli edifici dove i maestri vetrai lavoravano giorno e notte per creare bottiglie e lastre di vetro. Per fare il vetro serve la sabbia, che si ottiene tritando il quarzo. Proprio vicino alla vetreria si trova quella che viene chiamata "discarica": non si tratta di rifiuti moderni, ma di un accumulo di scarti di questo minerale bianco e lucente. È un luogo curioso perché, ancora oggi, il terreno è cosparso di questi sassi chiari che avanzavano durante la lavorazione



A Malga Nambi (1377 m), ovviamente chiusa in questa stagione, facciamo una breve pausa per ricaricare le energie. Ci aspetta ora una bella salita nel bosco, Trecento metri più avanti, in corrispondenza di un bivio, abbandoniamo sulla destra il sentiero 333 per seguire una scorciatoia che si addentra tra gli alberi. Risaliamo una bella abetaia superando un dislivello di 370 metri, fino a raggiungere il parcheggio di Malga Movlina a quota 1751 metri



Nel parcheggio c'è un grosso articolato adibito al trasporto del legname segno che l'attività forestale è in pieno svolgimento in questa stagione



C'è ancora un piccolo tratto in salita prima di raggiungere malga Movlina. Intanto il paesaggio si apre sui bastoni delle dolomiti di Brenta



Troviamo Malga Movlina non ancora assediata dalla neve ma già nel suo aspetto invernale. Sullo sfondo svettano le spettacolari e imponenti cime del gruppo della Presanella già cariche di neve con un contrasto suggestivo con cielo limpido



Una robusta staccionata delimita l'area più vicina alla malga, proteggendo gli spazi dedicati ai visitatori (come i tavoli esterni) e impedendo al bestiame di avvicinarsi troppo alla struttura durante la stagione del pascolo. I rapporti ufficiali sui grandi carnivori della Provincia di Trento hanno confermato in passato la presenza dell'orso proprio nei pressi di Malga Movlina. Ad esempio, nel luglio 2024 sono state segnalate alcune predazioni a carico del bestiame proprio in questa malga, segno che l'area fa parte del territorio di caccia e spostamento di alcuni esemplari



Malga Movlina è considerata uno degli alpeggi più importanti e antichi della zona, con una superficie di pascolo che permette di ospitare una mandria consistente, tipicamente composta da diverse decine di capi (spesso di razza Rendena, l'unica autoctona del Trentino). Il numero varia di anno in anno



Confidiamo che la brezza non trasporti l'irresistibile profumo della soppressa di Silvano fino alle narici dell'orso, o il nostro spuntino potrebbe ricevere una visita inaspettata...



Non resisto all'idea di allungarmi per riposare un pò e pensare a quanto è successo qui tanti anni fa.
Malga Movlina ha infatti una storia interessante che affonda le sue radici in tempi molto antichi, quando l'alpeggio era la risorsa principale per le persone della valle. E' legata a una delle contese per il possesso dei pascoli più antiche di tutto il Trentino, documentata fin dal Medioevo. Il racconto più celebre riguarda lo scontro avvenuto quasi mille anni fa, precisamente il 6 giugno 1155. All'epoca, gli abitanti del Bleggio e quelli della Val Rendena si contendevano ferocemente il possesso dei ricchi pascoli di Movlina. Il Principe Vescovo di Trento, Eberardo, cercò di risolvere la lite in modo pacifico, ma non riuscì a trovare un accordo tra le due comunità. Si decise allora di ricorrere a un duello all'ultimo sangue tra due campioni, un rito chiamato "Giudizio di Dio". Chi avesse vinto lo scontro avrebbe ottenuto il diritto perpetuo sui pascoli per la propria gente. Secondo la leggenda, lo scontro fu durissimo. Il campione dei Rendenesi, di nome Sigfrido, venne infine sconfitto dal combattente del Bleggio. La tradizione narra che il prato si tinse di rosso nel punto che ancora oggi viene ricordato come "la pozza della battaglia". Con la vittoria del proprio campione, gli abitanti del Bleggio presero possesso della malga senza più subire opposizioni, convinti che Dio stesso avesse dato la sentenza finale a loro favore. Ancora oggi, a distanza di oltre ottocento anni, la malga appartiene al comune di Comano Terme (che comprende l'antico territorio del Bleggio), nonostante geograficamente si trovi nel cuore della Val d'Algone, più vicina ai territori di Stenico e Ragoli



Il selvaggio versante sud-occidentale delle dolomiti di Brenta. A sinistra c'è la Pala dei Mughi, al centro ci sono varie cime come cima d'Ambiez, cima Dodici Apostoli, cima d'Agola, sulla destra cima Vallon 2965 m. L'ampio vallone che sale al centro è percorso dal sentiero 341 che dopo aver aggirato cima Dodici Apostoli arriva all'omonimo rifugio, non visibile da qui



Sullo sfondo il ghiacciaio dell'Adamello. Si distinguono chiaramente il Carè Alto, con la sua caratteristica forma piramidale e il vasto Pian di Neve che rappresenta uno dei plateau glaciali più estesi delle Alpi italiane. Verso destra si riconoscono il Corno di Cavento e il Crozzon di Lares. Queste vette non sono solo meraviglie naturali, ma sono state teatro di aspre battaglie durante la Grande Guerra, combattuta proprio su questi ghiacciai perenni



Dopo una lunga sosta prendiamo la via del ritorno. Al parcheggio un grosso trattore cingolato sta uscendo dal bosco. Il suo compito è quello di addentrarsi nella foresta dove gli alberi sono stati appena abbattuti, caricarli e portarli fino alla strada principale o al parcheggio dove la legna viene poi accatastata o portata a valle



Per il ritorno utilizziamo la strada di servizio della malga, quella usata dalle auto degli escursionisti per arrivare in quota nella bella stagione. La lunga e piacevole discesa ci offre l'opportunità di osservare meglio il paesaggio selvaggio che delimita a est la val d'Algone







Quando arriviamo nelle vicinanze di malga Vallon le ombre delle montagne hanno invaso gran parte della valle mentre le cime sono in piena "enrosadira".

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