
Lunghezza: 8,8 km
Dislivello: 262 m.
Tempo in movimento: 3h
Altitudine max: 1791 m.
Difficoltà: media
Una ciaspolata circolare panoramica e rigenerante che abbraccia i pascoli d'alta quota dell'Alpe Cimbra tra Trentino e Veneto, offrendo scorci che spaziano dalle Dolomiti di Brenta fino alla pianura padana.
L'escursione ha inizio proprio dove la strada provinciale si interrompe nella stagione invernale, al confine tra le due regioni (3Km da Passo Coe). Un primo tratto in moderata pendenza conduce all'attacco della salita verso la Costa d'Agra situato nei pressi del rifugio Valbona (km 2,2 dalla partenza). Si tratta di una forestale che risale la dorsale collegando le diverse malghe della zona. Si guadagnano circa cento metri di dislivello seguendo il tracciato che in estate ospita la celebre gara "100 Km dei Forti". La pendenza costante e moderata permette di godersi il passaggio dal bosco ai pascoli aperti, da cui lo sguardo può spingersi fino alla Pianura Padana. Nell'ultimo tratto della salita c'è un breve passaggio delicato da valutare in caso di forti nevicate.
Il percorso prosegue sempre in leggera salita con vasto panorama sull'Alpe Cimbra attraversando la dorsale e le piste da sci della Val delle Lanze e contornando a mezza costa la valletta sopra Malga Costa d'Agra. Superato l'impianto della seggiovia Pioverna, una dolce discesa conduce ai 1780 metri di Malga Pioverna Alta. Questa località è il punto perfetto per una sosta rigenerante, grazie a una vista mozzafiato che abbraccia l'intero arco alpino, dal ghiacciaio dell'Adamello al Brenta fino a Cima d'Asta, Marmolada e Pale di S.Martino.
Per il rientro, tralasciando il sentiero sulla destra, si punta verso la panoramica panchina di quota 1720 (Pioverna Alta), imboccando quindi il sentiero SAT 124 parte del Sentiero Europeo E5. Dopo una discesa ripida nel bosco che termina alla Bocca di Vall'Orsara, si devia a sinistra su una traccia pianeggiante per raggiungere Malga Piovernetta. L'ultimo tratto tocca il Lago Coe e l'area storica di Malga Zonta, dove nel week-end è possibile fermarsi per un ristoro prima di percorrere l'ultimo chilometro e mezzo su asfalto che riporta comodamente al parcheggio di partenza.



L'anello prende il via dallo spiazzo che segna il termine invernale della strada provinciale dei Francolini, a pochi passi dal confine tra Trentino e Veneto. Come si vede dalla sbarra e dalla segnaletica di divieto in foto, la strada si interrompe qui: il tratto veneto della provinciale, infatti, non viene manutenuto durante la stagione invernale, rendendo questo slargo il naturale parcheggio di partenza per escursionisti e ciaspolatori.

Si parte risalendo con moderata pendenza la strada forestale innevata, immersi nel bosco, fino a raggiungere il punto dove inizia il sentiero vero e proprio. Come indicano i cartelli sul bordo strada, si entra nel territorio del Comune di Arsiero, in direzione di Malga Valbona (m 1580 s.l.m.). Questo primo tratto, di circa 2,2 km, scorre piacevole tra abeti e faggi spogli, con la neve che in questa stagione ricopre la carreggiata trasformandola in un'ottima pista da ciaspole, anche se per adesso non c'è bisogno di indossarle.

La strada sbuca finalmente all'aperto e il Rifugio Valbona appare sulla destra. Proprio all'altezza del tornante che si intravede poco più avanti, si lascia la strada per imboccare sulla sinistra il sentiero vero e proprio. Sullo sfondo a destra si staglia la sagoma del Monte Toraro

All'imbocco del sentiero, un cartello segnala la "Salita Costa d'Agra", tratto facente parte della famosa competizione cicloturistica 100 Km dei Forti: 1,8 km di lunghezza, 110 metri di dislivello, pendenza media del 6,2% con punte dell'11%.

Per mia fortuna, nella neve è già presente una traccia di ciaspole che mi faciliterà notevolmente sia la salita che l'orientamento. Anche quando si dispone di una traccia GPS sul cellulare, vedere le impronte di chi è passato prima è sempre rassicurante — soprattutto se è la prima volta che si affronta il percorso.

Superato il primo tratto nel bosco, il sentiero sbuca improvvisamente all'aperto e si apre uno scenario completamente diverso: un' ampia radura innevata dominato dal dosso che si vede in foto. Questo è il tratto più delicato dell'intero percorso: il versante esposto e la pendenza del costone richiedono una valutazione attenta delle condizioni nivologiche, soprattutto in seguito a nevicate recenti e abbondanti. Con condizioni stabili come oggi, tuttavia, la salita risulta appagante e la traccia ben visibile guida senza difficoltà verso la cresta.

Prima di raggiungere la sommità del dosso, il sentiero traversa il suo versante est regalando una bella visuale sulla radura sottostante. Al centro, riconoscibile sotto la coltre bianca, si distingue il perimetro di uno stagno per l'abbeveraggio del bestiame — un piccolo indizio che tradisce la vocazione pastorale di questi luoghi e la vicinanza di qualche malga. In estate questi pascoli brulicano di vita; d'inverno, avvolti nel silenzio e nella neve, conservano una quiete quasi irreale, interrotta solo dal vento e dal calpestio delle ciaspole

Raggiunta la sommità del dosso, il panorama si apre d'improvviso sulla boscosa Val Valbona, incorniciata da due cime cariche di storia: a destra il Monte Toraro, a sinistra Cima Valbona, con nel mezzo l'omonima forcella che le separa. Questi luoghi, oggi immersi in un silenzio invernale quasi assoluto, furono teatro di aspri combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale. La cresta che collega Cima Valbona, la Forcella Valbona e il Monte Toraro costituiva uno dei capisaldi principali del sistema difensivo compreso fra le valli dell'Astico e del Posina. Sin dall'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915, il Monte Toraro rivestì un ruolo strategico di primo piano: dalla sua cima si dominava un'ampia porzione di territorio tra Veneto e Trentino, tanto da ospitare una batteria di cannoni italiana a supporto del vicino Forte Campomolon, da cui venivano condotti intensi tiri d'artiglieria contro le linee austro-ungariche.

Il sentiero prosegue in leggera e costante salita, passando sotto un suggestivo costone roccioso che emerge dalla neve.

A pochi passi dalla dorsale si apre la vasta conca di Passo Coe. Sullo sfondo il Col Santo e il Col Santino, con l'Altissimo di Nago a destra.

Raggiunta la dorsale, il panorama verso nord si allarga improvvisamente. Poco più in alto, sulla sommità della Costa d'Agra, si riconosce chiaramente la stazione a monte della seggiovia che sale dalla Val delle Lanze (zona Fiorentini), con i suoi piloni e la struttura che animano la cresta altrimenti selvaggia. E' un impianto abbastanza recente realizzato nel 2010.

Proseguo seguendo la pista, confrontandola di tanto in tanto con la traccia GPS, fino ad attraversare la pista da sci che scende in Val delle Lanze. Nel frattempo verso nord il panorama si è ulteriormente allargato sull'Alpe Cimbra e oltre, con la catena alpina che disegna all'orizzonte un lungo profilo innevato. A destra si riconosce la sagoma del Monte Portule — e anche il mio fedele compagno a quattro zampe sembra apprezzare la veduta.

Verso sud, la Pianura Padana è completamente nascosta da un denso mare di nuvole, dal quale emergono come isole le cime più basse dei Lessini. Un contrasto spettacolare con il cielo limpido e soleggiato che ci accompagna in quota.

Attraversata la prima pista da sci, il sentiero prosegue a mezzacosta sotto la dorsale con una leggera discesa. Il panorama verso ovest si mantiene vastissimo.
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In primo piano il Monte Coston — anch'esso segnato dalla Grande Guerra. Il 12 giugno 1915, a sole tre settimane dall'entrata in guerra dell'Italia, i soldati austro-ungarici riuscirono ad impossessarsi del Monte Coston con un'azione via terra, in quello che fu uno dei primi scontri di questa zona di confine tra Folgaria e Tonezza del Cimone. Dietro l'altopiano di Lavarone e sullo sfondo la lunga catena dei Lagorai

Dopo una leggera discesa si raggiunge la seconda pista da sci proveniente dalla Costa d'Agra, che si attraversa. In basso è ben visibile la Malga Costa d'Agra. Sullo sfondo dominano il Becco di Filadonna con la sua vetta candida e, più a destra, il massiccio della Vigolana.

La traccia contorna una valletta risalendo poi fino a riportarsi sulla sommità della dorsale, nei pressi della stazione a monte della seggiovia proveniente dalla conca di Coe e della Malga Piovernetta. Sullo sfondo la lunga cresta del monte Portule.

Raggiunta la dorsale, si apre il panorama più vasto dell'intera escursione: da sinistra lo sguardo spazia dal ghiacciaio dell'Adamello al Gruppo di Brenta fino alle alpi di confine, in un abbraccio di cime innevate che ripaga ampiamente la fatica della salita. Questa zona nasconde ancora le cicatrici della Grande Guerra: qui correva la prima linea austriaca, a poca distanza da quella italiana, e su questa altura si svolsero combattimenti durissimi.

In posizione invidiabile sul versante est, con vista a 180° sulle Alpi e il gruppo di Brenta, Malga Pioverna Alta (1.720 m) è la meta perfetta per la mia pausa pranzo. I suoi robusti edifici in pietra, semi-sommersi dalla neve, offrono riparo dal vento. Peccato che le uniche panche siano già occupate da un gruppo di escursionisti.


La malga, recentemente restaurata, mostra le sue belle mura in pietra a vista e il nuovo tetto in lamiera scura. Per la sosta pranzo mi devo accontentare di questo angolo soleggiato appena liberato dalla coltre bianca.

L'Alpe Cimbra regala qui uno dei suoi momenti più maestosi: un vasto pianoro di neve immacolata, tre esili sagome di escursionisti in lontananza e, sullo sfondo, la catena alpina che si dispiega da un orizzonte all'altro in tutta la sua grandezza. Silenzio e solitudine assoluti.


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Seguo la traccia che scende verso un bivio posto nel bosco ma arrivato a questa biforcazione seguo la traccia a sinistra diretta verso un punto al margine del bosco che conosco bene e che mi farà risparmiare tempo.

In breve raggiungo il punto quotato Pioverna Alta 1720 m, segnalato dal caratteristico paletto SAT. Qui finisce il pianoro aperto e io imbocco la traccia che scende ripida nel bosco in direzione di Bocca di Val Orsara, andando a collegarmi più sotto con il sentiero n. 124, parte del grande sentiero europeo E5.

Nel bosco i segni rosso-bianchi sugli alberi guidano la discesa, che in alcuni tratti risulta decisamente più ripida di quanto questa foto lasci intuire. Con le ciaspole ai piedi occorre procedere con cautela, controllando bene ogni passo sulla neve per non scivolare.

Un cartello conferma che mi trovo sul percorso ufficiale n. 26 – Giro di Pioverna, a soli 15 minuti da Malga Pioverna Alta — tempo indicativo per il percorso estivo, ovviamente da moltiplicare in inverno con le ciaspole e la neve.

Raggiunta la Bocca di Val Orsara, un'ampia sella segnalata dal paletto SAT, devio a sinistra imboccando la traccia che scende verso Malga Piovernetta.


Alla fine del tratto ondulato e aperto, la traccia scende dolcemente attraverso i pascoli innevati in direzione degli impianti di risalita, per poi deviare a sinistra e, attraversata la pista da sci, raggiungere Malga Piovernetta non ancora visibile nella foto.

Malga Piovernetta si presenta chiusa e assediata dalla neve. Senza nemmeno una panca libera per una sosta, decido di tirare dritto in direzione del lago delle Coe e della strada provinciale.


Un ultimo tratto in leggera discesa attraverso i pascoli aperti mi separa dalla strada provinciale dei Francolini, dove potrò finalmente togliermi le ciaspole.

A pochi passi dal lago artificiale delle Coe sorge il Parco Museo Malga Zonta – Base Tuono, che racconta come quest'area sia stata teatro di conflitti in epoche diverse: dalla Grande Guerra alla Resistenza partigiana, fino alla Guerra Fredda.

Non mi resta che seguire la strada per percorrere l'ultimo chilometro fino al parcheggio. Lungo la via, le casermette abbandonate e recintate — visibili nelle foto — ricordano che qui, durante la Guerra Fredda, sorgeva una base NATO: la Base Tuono, postazione missilistica oggi in parte recuperata come museo.

Pochi passi ancora e attraverso il confine tra Trentino-Alto Adige e Veneto, segnalato dalle bandiere e dal cartello stradale. Poco più in là ritrovo il parcheggio di partenza: l'anello è chiuso.
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