Malga Campa



Lunghezza: 9,71 Km
Dislivello: 606 m.
Tempo in movimento: 3h30
Altitudine max: 1978 m.
Difficoltà: media

Questa escursione è ideale per chi desidera camminare nel silenzio di luoghi poco frequentati, immerso in un autentico paesaggio dolomitico. L'itinerario si snoda nella Campa, un settore selvaggio e ancora poco conosciuto del Gruppo di Brenta. Il cammino inizia da Malga Arza 1507 m, adagiata in una splendida radura, e sale (sentiero 370) inizialmente attraverso un bosco rado di abeti e larici fino a raggiungere Malga Loverdina 1771 m. La struttura, oggi non più monticata, si affaccia sulla bassa Val di Non e sulla catena di Roccapiana ed è ora un bivacco accogliente e sempre aperto. Dalla malga si continua sul 370 che compie dapprima un lungo traverso sotto i bastioni rocciosi di Cima Loverdina per poi entrare nella Val degli Inferni, in un ambiente severo ma luminoso dominato dai pini mughi. Lasciata alle spalle la traccia che sale verso la Bocchetta della Val d'Inferno, si guadagna con un tratto più ripido un punto panoramico spettacolare sulla selvaggia Val Cadino e sull'anfiteatro dolomitico che da Cima Borcola a sinistra arriva al Croz de la Madona. Proprio ai piedi della corona di vette, su un poggio prativo, scorgiamo lo stallone di Malga Campa, la meta della giornata. A questo punto comincia la parte più impegnativa dell'escursione. Il tracciato perde quota rapidamente scendendo in un'angusta valletta disegnando strette serpentine su tratti esposti che richiedono attenzione, anche se la presenza dei mughi lungo il sentiero contribuisce ad attenuare la percezione del vuoto. Il primo tratto della discesa è attrezzato con un cavo. Superato questo imbuto, il percorso prosegue tranquillo con una serie di saliscendi, anch'essi piuttosto aerei, sotto le pareti di Cima Val d'Inferno, prima di entrare definitivamente nel bosco che circonda i pascoli di Malga Campa. La bellezza di questo ambiente incontaminato ripaga ampiamente ogni sforzo. La struttura è monticata. Durante il periodo dell'alpeggio, il bestiame sfrutta le praterie d'alta quota circostanti la malga, contribuendo anche alla cura e al mantenimento del paesaggio montano della zona. Il rientro si effettua sul tracciato dell'andata.



Come arrivare: abbandonata l'autostrada del Brennero al casello di San Michele, si punta in direzione della Val di Non seguendo la statale che attraversa l'abitato di Mezzolombardo. Dopo aver oltrepassato i centri di Campodenno e Termon, si raggiunge l'abitato di Cunevo dove dalla piazza del paese sale per 10 km una stretta stradina asfaltata che in 30' conduce nell'area di sosta situata nei pressi della Malga d’Arza.
Sebbene la strada che sale da Cunevo sia completamente asfaltata, il percorso per salire a malga Campa è caratterizzato da numerosi passaggi stretti che richiedono una guida attenta e prudente, specialmente in caso di incrocio con altri veicoli. Il parcheggio di Malga d'Arza si trova a brevissima distanza dalla struttura, permettendo di arrivare a piedi in pochi minuti.
19/6/2026







Malga d'Arza, situata a un'altitudine di 1507 metri, si trova immersa in un ampio pascolo circondato da uno splendido bosco.



La malga appartiene storicamente all'Asuc (Amministrazione Separata dei Beni Uso Civico) di Denno, e gestisce il patrimonio silvo-pastorale per conto della comunità locale. La gestione della vicina Capanna Arza è invece affidata alla Sezione locale della SAT. E' un luogo di ritrovo per eventi e feste (come quella tradizionale a Malga Arza). Il giorno del nostro arrivo vi soggiornava per qualche giorno una coppia di anziani che si occupava della sua gestione.




Partiamo lungo una comoda carrareccia forestale (sentiero 330) che penetra nella vegetazione e raggiunge rapidamente il bivio di Pra' dei Gosi. Proseguendo sullo sterrato, dopo una leggera risalita abbandoniamo la strada per un sentiero che interseca poco oltre la forestale per Malga Termoncello (a destra). Un breve tratto su diramazione forestale precede l'inizio della salita, segnavia sentiero 370, che si immerge in un bosco rado di conifere fino a uscire sui prati di Malga Loverdina.



Raggiungiamo Malga Loverdina dopo circa un'ora di cammino. La malga è composta da due edifici, ovvero la vecchia stalla, non più utilizzata da tempo, e la cascina vera e propria, adibita a bivacco sempre aperto con possibilità di dormire.



La malga si trova su un balcone naturale affacciato sulla dorsale del monte Roen e Roccapiana e sulla parte iniziale della val di Non.



Dopo una breve sosta proseguiamo sul 370 che sale disegnando un lungo traverso sotto il versante est di cima Loverdina. 



Contorte pareti di bianca roccia incombono sul versante orientale di cima Loverdina rendendo il paesaggio più aspro e selvaggio.
Ora entriamo nella Val degli Inferni dove predominano i mughi.
In corrispondenza di una curva pronunciata tralasciamo la deviazione a destra per la Bocchetta Val d'Inferno e saliamo con pendenze più decise verso un punto panoramico che si apre sulle cime della Campa.



Il panorama  che si gode dal qui è maestoso. Il circo glaciale che delimita la valle di fronte a noi è composto a sinistra da  cima Borcola e a destra dal Croz de la Madona con in mezzo una serie di guglie chiamate "Le Madonnine". Più in alto si scorge la Sella del Montoz che collega la Campa con la val dei Cavai. Posta su un poggio erboso alla testata della val Cadino, malga Campa ci attende



Scendiamo dal torrione roccioso affrontando strette e ripide serpentine, che ci immettono su un traverso aereo sospeso sulla boscosa Val Cadino e sotto Cima degli Inferni. Questo è il passaggio più impegnativo dell'intero itinerario, un tratto piuttosto esposto che richiede attenzione e piede fermo. Nell'immagine si nota chiaramente, sulla destra, lo spalto roccioso da cui ho scattato la fotografia precedente.



Superato il tratto più esposto, il sentiero si snoda ora più evidente tra i mughi. Da qui la vista si apre grandiosa sulla vasta distesa dei boschi della val Cadino e sulla radura di Malga Campa. A tratti il silenzio è rotto dalle voci in lontananza dei malgari che accudiscono il bestiame.



Il sentiero perde leggermente quota man mano che ci si avvicina ai pascoli di Malga Campa. Attraversata un'ultima zona boscosa risaliamo lungo i prati aperti e in breve tempo giungiamo alla malga.



Intanto il cielo si fa scuro: il tempo è cambiato rapidamente e sopra le cime si profila ormai la minaccia di un temporale.



 
La malga si trova a 1.978 metri di altitudine. E' composta dalla casera, da una cascina e da uno stallone per il ricovero degli animali. In una conca sottostante, un'ampia pozza d'alpeggio è adibita all'abbeveraggio del bestiame, mentre a poca distanza si trova una fontana che garantisce l'approvvigionamento di acqua potabile



Durante la stagione estiva la malga è monticata e accoglie le mandrie, mantenendo così viva la tradizionale attività dell'alpeggio. 



Artax si riposa dopo un lauto pranzo



La struttura possiede un locale adibito a bivacco, teoricamente sempre aperto per gli escursionisti di passaggio, che noi abbiamo però trovato chiuso. La zona della Campa è rinomata per il suo carattere selvaggio, integro e isolato, lontano dai circuiti più affollati del Brenta, il che la rende un'area ideale per l'avvistamento della fauna selvatica come camosci e marmotte. 
Scambiamo qualche parola con i malgari riuniti all'aperto per il pranzo. I quattro malgari, tre stranieri e un valligiano del posto, si occupano della gestione del bestiame; sono saliti fin lassù portando a spalla tutto il necessario per vivere comprese le sigarette, dato che la strada che risale la Val Cadino si interrompe definitivamente a quota 1500 metri.



Purtroppo l'approssimarsi di un temporale ci costringe ad accorciare la sosta presso la malga. Ci rimettiamo così in cammino sulla via del ritorno, accompagnati da un'innocua pioggerellina. 
Voltandoci un'ultima volta a guardare indietro, Malga Campa appare ormai lontana, un piccolo punto bianco adagiato sui pascoli e incorniciato dall'imponente anfiteatro roccioso, sopra il quale le nuvole continuano ad addensarsi mandando brontolii minacciosi.



Prima che arrivi la pioggia ci affrettiamo a risalire il canalone superando le sue strette serpentine e sperando di trovare il sentiero ancora asciutto durante la successiva discesa. Tutti i nostri timori, comunque, si riveleranno infondati: il tempo decide altrimenti, limitandosi ad addensare le nuvole senza altri inconvenienti.





Ritornati a Malga Loverdina ci concediamo una meritata sosta. Anche Artax sembra provato dal caldo che oggi si è fatto sentire parecchio, persino in alta quota, costringendolo a cercare rifugio, di tanto in tanto, sotto l'ombra fresca degli abeti.



Il pascolo di Malga Loverdina, così come l'intero sottobosco attraversato durante l'escursione, è tappezzato da una miriade di fiori: una vera e propria esplosione di colori che riempie gli occhi di meraviglia



Ritornati a Malga d'Arza ritroviamo Capanna SAT che nel frattempo si è animata con l'arrivo di altri escursionisti provenienti dai paesi vicini.
Qui si conclude un'escursione nel cuore di un Brenta solitario e poco frequentato che ha saputo regalarci emozioni autentiche. Il caldo intenso ci ha accompagnati fin lassù, alle quote più elevate, e ora la stanchezza inizia decisamente a farsi sentire. Un'unica nota a margine: abbiamo trovato i tempi di percorrenza indicati dai vari segnavia poco attendibili; o forse, molto più semplicemente, siamo noi che, con il passare degli anni, camminiamo con un passo un po' più lento e meditato...

Scarica la traccia gps da Wikiloc



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