
Lunghezza: 13,31 Km
Dislivello: 1056 m.
Tempo in movimento: 5 h
Altitudine max: 1825 m.
Difficoltà: abbastanza impegnativa
La Val d’Ambiez è una valle appartata del settore meridionale delle Dolomiti di Brenta. Da San Lorenzo in Banale sale verso nord, inizialmente stretta e boscosa, poi più aperta nella parte alta, dove il bosco lascia spazio a pascoli e malghe. La valle termina in un grande anfiteatro dominato dalle pareti e dalle cime del Brenta meridionale, tra cui Cima d’Ambiez, Cima Tosa, Cima d’Agola e le Cime di Ceda. Il contrasto tra i pascoli della valle e le pareti dolomitiche della testata è uno degli aspetti più caratteristici del paesaggio.
Una stradina cementata, che in gran parte coincide con il sentiero 325, risale la Val d'Ambiez da località Baesa 850 m. fino al rifugio Agostini 2410 m. Il percorso sale lungo il fondovalle affrontando tratti ripidi e superando una suggestiva forra scavata dal rio Ambiez. Una valida alternativa al sentiero 325 è rappresentata dal sentiero 342, un itinerario più soleggiato e selvaggio che sale lungo il versante orografico destro: dopo aver superato un primo ripido tratto iniziale, la salita diventa meno faticosa e si sviluppa in quota, permettendo di ammirare al meglio il versante opposto della valle. Il sentiero tocca poi i caratteristici masi di Dengolo e finisce a Malga Senaso di sotto. Nell'ultimo tratto il percorso continua sul 325 arrivando al rifugio Al Cacciatore 1820 m. Il ritorno avviene sul 325.

Come arrivare: da Trento si procede seguendo la strada statale 45bis in direzione di Sarche, nella Valle dei Laghi. Superata la località, si continua sulla statale seguendo le indicazioni verso Madonna di Campiglio, per poi deviare in direzione di San Lorenzo in Banale e imboccare la strada che sale verso la Val d'Ambiez fino a raggiungere il Ristoro Dolomiti di Brenta in località Baesa, parcheggio a pagamento fino al 1° di settembre. In alternativa si può trovare parcheggio gratuito in due piazzole situate poco prima del ponte di Baesa (sul sentiero 349) a cui si arriva per una stradina che si incrocia poco prima di arrivare al Ristoro.


Al Ristoro Dolomiti di Brenta beviamo il nostro rituale caffè. Posteggiamo qui anche perché dal primo di settembre il parcheggio è gratuito. Da qui passano anche le Jeep che portano gli escursionisti al rifugio Al Cacciatore con un servizio taxi.

Poco sotto il Ristoro, all'altezza della teleferica, scende questo sentierino che va a collegarsi con la stradina che porta al ponte di Baesa 800 m. e al 349, il sentiero che seguiremo nel primo tratto in salita.

Superato il ponte sul rio Ambiez la stradina selciata molto ripida ci fa prendere quota in poco tempo. Siamo sul sentiero 349 Sentiero di Jòn, diretto alla malga e al lago di Asbelz.

Arrivati a questa panchina, quota 965 m., abbandoniamo il 349 e imbocchiamo il 342.

Sul sentiero 342 la salita prosegue molto ripida su una vecchia stradina in certi punti ancora lastricata. Percorsi circa 2,5 km dalla partenza si raggiunge a quota 1260 m. la teleferica che da Baesa rifornisce i vicini masi di Dengolo.

I masi di Dengolo sono una decina, alcuni ben ristrutturati, sparsi sul versante destro della valle. Esposti a est, godono del sole per buona parte della giornata; i prati, rinverditi dalle ultime piogge, hanno ripreso colore dopo la lunga e torrida estate del 2026. Sullo sfondo sull'altro versante della valle si scorgono i pascoli di malga Ben.

A sinistra cima Ghez 2714 m.


Lasciati alle spalle i masi, il sentiero attraversa pascoli e tratti di faggeta, con un ultimo breve passaggio nel bosco. Poi affronta una lunga e ripida salita su terreno erboso che porta ai piedi delle pareti della Crona, dove il percorso prosegue in falsopiano costeggiando la roccia. La Crona, 2322 m. è un crestone roccioso che separa la bassa val d'Ambiez con la valle di Jòn e che rivedremo nel ritorno da un'altra prospettiva.

Il selvaggio versante sinistro della val d'Ambiez è attraversato dal sentiero attrezzato 351 che collega il rifugio Alpenrose sopra S.Lorenzo in Banale con l'alta val d'Ambiez.

A una curva il panorama cambia improvvisamente: davanti a noi si apre il grande anfiteatro roccioso che chiude la valle verso nord. Le cime dolomitiche si susseguono formando una compatta corona di pareti e guglie, mentre più in basso i pascoli delle malghe interrompono il verde del fondovalle.

Il sentiero ora inizia lentamente a scendere. Sotto di noi, adagiata in mezzo al suo pascolo c'è malga Senaso di sotto 1577 m.

Arrivati alla malga, con mia grande delusione la troviamo deserta. Probabilmente i malgari hanno scelto di interrompere l'alpeggio prima della fine di settembre, forse a causa della scarsità di foraggio dovuta alla poca pioggia estiva, una decisione che molte malghe hanno dovuto purtroppo prendere quest'anno.
L'idea di salire fin qui mi era venuta dopo aver visto un ottimo documentario del naturalista-alpinista Oreste Forno, dedicato proprio alla vita estiva in questa malga di una famiglia di allevatori-pastori arrivata dalla pianura padana. Parlando poi con la signora del Ristoro, ho scoperto che la famiglia si era già trasferita da un anno sopra Tione per gestire malga Cengledino.
L'idea di salire fin qui mi era venuta dopo aver visto un ottimo documentario del naturalista-alpinista Oreste Forno, dedicato proprio alla vita estiva in questa malga di una famiglia di allevatori-pastori arrivata dalla pianura padana. Parlando poi con la signora del Ristoro, ho scoperto che la famiglia si era già trasferita da un anno sopra Tione per gestire malga Cengledino.

Lasciamo la malga e anche il 432 che qui finisce continuando sul 325 che sale dalla valle.

Percorriamo gli ultimi 250 metri della salita in pendenza moderata. Il 325 qui coincide con la sterrata carrozzabile frequentata dai taxi-jeep. Sulla destra la Crona.

Dopo quasi 4 ore di cammino e di pause arriviamo al rifugio Al Cacciatore 1820 m., adagiato al centro di una splendida conca circondata dalle pareti rocciose delle Dolomiti di Brenta. Qui termina anche la salita delle taxi-jeep mentre il 325 continua in direzione del rifugio Agostini.

Il suo grazioso aspetto è una via di mezzo tra uno chalet e un rifugio di alta montagna. Decidiamo di pranzare al sacco sotto un abete nei pressi della vicina cappella e di andare a prendere il caffè in rifugio. Ci troviamo poche persone, conferma che settembre è il mese ideale per frequentare la montagna e i suoi rifugi.

Come spesso succede sul Brenta nelle ore centrali della giornata sulle cime si addensano innocui nuvoloni. Il rifugio Agostini, dove ho dormito nel corso di un appassionante trek sul Brenta, si trova alla base di quel ghiaione che si scorge sulla sinistra.

Per la discesa decidiamo di scendere per la via più comoda ovvero sulla stradina cementata che spesso coincide con il sentiero 325.

Lasciatosi alle spalle il rifugio e superato un bivio la stradina con fondo in calcestruzzo, inizia a scendere decisamente verso il fondovalle. Raggiuntolo, costeggia costantemente il Rio Ambiez, accompagnandolo lungo la sua discesa fino a valle. L'aspetto della Val d'Ambiez qui è tra i più selvaggi: il sentiero si insinua in una gola profonda, dove la natura dolomitica si mostra in tutta la sua imponenza.

La via alterna passaggi scavati o incassati tra alte pareti rocciose strapiombanti, dove la vegetazione si aggrappa tenacemente alla roccia, ad altri tratti più aperti che offrono scorci panoramici sulla valle.


Questo tratto in forra incarna perfettamente l'anima aspra e selvaggia della Val d'Ambiez.

Non mancano i ponti, che permettono di attraversare il corso d'acqua e passare da un versante all'altro della valle. Questo in particolare è il Ponte della Scala che rappresenta la fine del tratto più ripido della strada.
La signora che gestisce assieme al marito il Ristoro Dolomiti di Brenta è una fonte di informazioni sulla valle e risponde a tutte le nostre curiosità. In sua compagnia, assieme a quella di una meritata birra, ci godiamo un momento di riposo prima di iniziare la discesa verso il nostro mondo rumoroso e convulso.
Scarica la traccia gps da Wikiloc



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