Lunghezza: 10,2 Km
Dislivello: 800 m.
Tempo in movimento: 3h30
Altitudine max: 1643 m.
Difficoltà: medio
Una traversata solitaria in Val di Concei, lungo un itinerario che collega due malghe e due baite poste al limitare del bosco e sotto i costoni erbosi che salgono verso le creste.
Si parcheggia presso il Rifugio al Faggio situato quasi in fondo alla Val di Concei. Causa la conformazione stretta della valle, il mio gps ha agganciato i satelliti soltanto all’inizio della salita sul 452b; la traccia, quindi, incompleta nella prima parte, è stata completata con BaseCamp.
Manca inoltre il tratto iniziale del Senter de le Baite 452, che parte dalla Val dei Molini. Il nostro itinerario, più breve, seguendo il 452b lo intercetta poco sopra Malga Vesì.
La salita in Val di Vesì è decisamente ripida; superato questo tratto, il percorso si sviluppa lungo il versante est della valle, prevalentemente al limite della vegetazione o all’interno di macchie di bosco con una serie di salite, tratti pianeggianti interrotti dai solchi delle valanghe e discese anche ripide. Il sentiero è frequentemente erboso, poco battuto e inclinato, condizioni che rendono la camminata talvolta faticosa.
La natura è ancora intatta e il sentiero solitario. Noi non abbiamo incontrato nessuno. Le due baite incontrate lungo il percorso sono sempre aperte e dispongono di un soppalco per dormire; per malga Vesì non abbiamo verificato l’effettiva accessibilità.
Raggiunta la Sella del Lomar si segue il 414 in discesa verso Malga Guì, monticata. Il primo tratto sotto la malga è ripido e presenta alcuni passaggi franosi dove i bastoncini diventano molto utili; più in basso il sentiero diventa progressivamente più agevole fino a trasformarsi in una strada sterrata nell’ultimo tratto del fondovalle.
Un itinerario da affrontare soprattutto in autunno, quando i boschi di faggio offrono il loro massimo spettacolo di colori.

La Val di Vesì attraversata dal 462b.

Raggiungiamo dopo 1h40 di salita ripida Malga Vesì 1472 m., recentemente ristrutturata. Non abbiamo verificato se sia accessibile, a vederla ha l'aspetto di una casa privata.
É dotata di impianto satellitare. In alto il crinale attraversato dall'Alta Via di Concei.

Sopra malga Vesì il nostro sentiero ritrova il Senter de le Baite 462 proveniente dalla Val dei Molini. Si sale ancora fino a raggiungere il Doss Damater 1510 m.

Malga Vesì da Doss Damater.
Mentre la salita in Val di Vesì si sviluppa su un sentiero ripido e spesso sassoso, lungo il collegamento tra le baite il fondo cambia radicalmente. Ci si muove perlopiù su un terreno erboso spesso in traverso con i piedi inclinati verso valle. Per affrontare il tratto in sicurezza sono caldamente consigliati i bastoncini, molto utili per mantenere l'equilibrio, e calzettoni alti per proteggersi dalle ortiche.

Questa vipera dorme tranquilla in mezzo al sentiero. Artax ci è passato vicino senza accorgersene, e rimango senza parole pensando a cosa sarebbe potuto succedere. Per precauzione, per il resto dell'escursione lo obbligherò a stare sempre dietro di me. La presenza di una vipera su un percorso può capitare anche sui sentieri più frequentati: ecco perché oltre a tenere i cani al guinzaglio è meglio anche farli camminare dietro di noi per prevenire simili incontri.


La boscosa valle dei Sadri è una delle laterali della val di Concei. Non abbiamo notato la presenza del bostrico durante la nostra escursione e la foresta sembra essere in buona salute.

L'interno di baita Sadri ha un confort essenziale.

Sotto le creste i pendii scoscesi si aprono in pascoli abbandonati, punteggiati da isolati gruppi di conifere. La valle è popolata da una ricca fauna selvatica (caprioli, cervi, camosci, tassi, volpi ecc.) e ci vive in modo permanente anche l'orso.

Sullo sfondo svetta Cima Cadria (2254 m), la montagna più alta delle alpi ledrensi. Subito dopo malga Sadri continuiamo la salita raggiungendo il punto più alto del giro a 1638 m. situato tra le valli Sadri e Lomar. Da lì ci aspetta un lungo tratto in leggera discesa che termina a Baita Lomar 1531 m.

A baita Lomar ci fermiamo per la pausa pranzo. Le due baite incontrate hanno all'esterno questo aspetto rustico.


L'interno di baita Lomar ha un aspetto più accogliente. Nella stagione venatoria suppongo che la baita possa servire come base di appoggio per i cacciatori.
Finito il nostro pranzo affrontiamo un'altra salita, l'ultima del giro, che ci porta alla Sella di Lomar 1600 m. posta sopra l'omonima valle. Ci immettiamo ora sul sentiero 414 che dal fondovalle sale fino alla Bocca dell'Ussol 1818 m. collegamento tra la val di Concei e la val Gavardina. Un pò prima di arrivare alla sella avevamo intercettato il sentiero 414b, Senter del Lomar, che scende e arriva nei pressi del rifugio Al Faggio, utile quando si voglia accorciare il percorso in caso di maltempo.

La linea delle creste dalla Sella del Lomar.

Questa fantastica roccia si trova nel tratto in discesa dalla sella del Lomar. Impossibile non vedere una testa di dinosauro che annusa l'aria a caccia di escursionisti.

La discesa in una bella faggeta mista ad abeti dove nonostante il caldo di quest'estate la vegetazione appare rigogliosa (spunta qua e là anche qualche fungo) ci porta a malga Guì, monticata e in piena attività. Certo le manze devono guadagnarsela l'erba su questi ripidi pascoli! Di fronte alla malga c'è l'unico albero secco che abbiamo visto oggi in tutta la valle.

Lo stallone di Malga Guì.

Bisogna prestare attenzione a non scivolare lungo questo tratto sotto la malga perché ripido e franoso. I bastoncini qui si rivelano molto utili.


La linea delle creste dalla Sella del Lomar.

Questa fantastica roccia si trova nel tratto in discesa dalla sella del Lomar. Impossibile non vedere una testa di dinosauro che annusa l'aria a caccia di escursionisti.

La discesa in una bella faggeta mista ad abeti dove nonostante il caldo di quest'estate la vegetazione appare rigogliosa (spunta qua e là anche qualche fungo) ci porta a malga Guì, monticata e in piena attività. Certo le manze devono guadagnarsela l'erba su questi ripidi pascoli! Di fronte alla malga c'è l'unico albero secco che abbiamo visto oggi in tutta la valle.

Lo stallone di Malga Guì.

Bisogna prestare attenzione a non scivolare lungo questo tratto sotto la malga perché ripido e franoso. I bastoncini qui si rivelano molto utili.

Superato il tratto insidioso, il sentiero 414, Senter dei Guì, probabilmente il nome di una famiglia del luogo, come per le altre baite incontrate lungo il percorso, entra nel bosco e diventa progressivamente meno ripido. Poco dopo incontriamo una bella cascatella formata dal torrente Assàt. Il sentiero si inoltra quindi in uno stretto vallone incassato e scende per una breve scalinata, la Scala dei Guì, che segna la fine del tratto più impegnativo e l'inizio del percorso di fondovalle verso il Rifugio Al Faggio.
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