Da Paneveggio ai laghi di Colbricon


Lunghezza: 14 km.
Dislivello: 573 m.
Tempo in movimento: 4 h
Altitudine max: 1964 m.
Difficoltà: medio


Escursione autunnale che, in una giornata di sole, regala il meglio di sé: larici dorati, laghi di un blu profondo e, sullo sfondo, le Pale di San Martino e i Lagorai.
Ci troviamo nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di S.Martino.
Partiamo dalla Stazione Forestale di Paneveggio, in una bella mattina d’autunno con la brina ancora sull’erba. I primi chilometri attraversano quella che per secoli è stata la meravigliosa “Foresta dei violini” e che oggi porta i segni della tempesta Vaia del 2018: vaste zone di abeti rossi seccati dal bostrico, ceppaie, giovani piantine protette da reti e grandi cataste di tronchi tagliati in attesa di essere portati via. Non è la cartolina che ci aspettavamo, ma racconta com’è cambiata questa montagna a otto anni di distanza.
Lungo la strada forestale ci fermiamo davanti a un grande pannello che raffigura un bersagliere e riporta la data 1916, a ricordo degli episodi della Grande Guerra che interessarono queste montagne. Poco dopo abbandoniamo la strada e proseguiamo in salita lungo il sentiero, attraversando un bosco dove prevalgono ormai i larici, con i loro colori autunnali accesi. Raggiungiamo così Malga Colbricon, costruita con scuri blocchi di porfido, mentre ai bordi del pascolo fanno capolino le prime chiazze di neve.
Ai Laghi di Colbricon arriviamo nel cuore del giro: acqua di un blu intenso, con la parete scura dei Colbricon che incombe sul lago. Siamo nei Lagorai, di origine vulcanica, dalle rocce scure e dalle forme particolari.
Dai laghi proseguiamo verso Malga Rolle lungo il sentiero 348, prima pianeggiante e poi in leggera discesa. Qui il paesaggio cambia: compaiono le Pale di San Martino, chiare e frastagliate, e il contrasto con la roccia scura del Lagorai appena lasciato è evidente. Più in basso, verso Passo Rolle, una seggiovia con le sue piste deturpa il paesaggio proprio davanti alle Pale illuminate dal sole.
Passata Malga Rolle raggiungiamo la statale, la percorriamo in discesa fino alla prima curva e imbocchiamo il Sentiero dei Cacciatori, dove la luce obliqua del pomeriggio filtra tra gli abeti e disegna suggestivi giochi d’ombra. A un bivio poco sotto Malga Juribello svoltiamo a sinistra su un sentiero abbastanza ripido che ci riporta a Paneveggio. Come all’andata, gli ultimi metri sono su strada asfaltata.



Come arrivare: dal casello di Ora/Egna della A22 si prende la SS48 verso la Val di Fiemme e si prosegue fino a Predazzo. Da lì si imbocca la SS50 in direzione Passo Rolle e si risale la Val Travignolo per circa 15 km, arrivando direttamente al parcheggio del Centro Visitatori di Paneveggio. 



Parcheggiamo accanto alla stazione forestale di Paneveggio 1500 m. Nell'area c'è già un discreto movimento di mezzi e si sente in lontananza il rumore di una motosega. Ora che non ci sono più turisti i lavori forestali sono in piena attività. 



Ci incamminiamo lungo la statale SS50 per intercettare il nostro sentiero. Sopra la cima degli abeti svetta il Cimon della Pala.



Incontriamo qui la prima di una lunga serie di cataste di legname. Terminato il recupero degli schianti provocati dalla tempesta Vaia, i tagli si sono concentrati sugli abeti rossi colpiti dal bostrico, specie lungo i sentieri principali, per mettere in sicurezza il tracciato dalla caduta improvvisa degli alberi secchi.



Il nostro sentiero parte qui, dopo la prima importante curva in direzione di Passo Rolle. È una delle ampie sterrate che attraversano la foresta. Quest'anno sono stati 40.000 i turisti che hanno percorso il Sentiero Marciò, il più celebre itinerario nel Parco di Paneveggio.



La foresta di Paneveggio nasce dall'incontro tra natura e secoli di gestione umana. Un tempo il bosco era più vario, ma i tagli intensivi e i successivi rimboschimenti hanno favorito l'abete rosso, che oggi copre la maggior parte della superficie.



Usciamo in campo aperto, in una zona ora completamente disboscata. 



Abeti rossi attaccati dal bostrico. La tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto e danneggiato milioni di alberi, soprattutto abeti rossi. Il legname schiantato e gli alberi indeboliti hanno offerto al bostrico tipografo, un piccolo coleottero che vive sotto la corteccia, una grande quantità di materiale ideale per riprodursi. La sua popolazione è aumentata rapidamente e gli insetti hanno cominciato ad attaccare anche gli abeti ancora in piedi, provocandone la morte.


Questo grande pannello commemorativo ci ricorda che durante la Prima guerra mondiale, la foresta di Paneveggio si trovò sulla linea del fronte tra italiani e austro-ungarici. Nel luglio 1916, le truppe italiane conquistarono la Cavallazza e la cima orientale del Colbricon. Nell'ottobre successivo, reparti di Bersaglieri espugnarono anche la cima occidentale, teatro di aspri combattimenti e successive azioni di guerra sotterranea con mine.


Da qui si distinguono le aree della foresta colpite dalla tempesta Vaia e successivamente disboscate. Sono attualmente in corso interventi di rimboschimento, ma le giovani piantine impiegano decenni per raggiungere dimensioni considerevoli. Durante la crescita devono inoltre essere protette dagli animali selvatici, in particolare cervi e caprioli, che brucando possono danneggiare le gemme e i germogli più teneri. Sullo sfondo Cima Bocche 2745 m.

Il Cimon della Pala (Maurizio).

Lasciato il fondovalle, la strada forestale sale con ampi tornanti, per poi lasciare il posto a una mulattiera che si fa gradualmente strada fuori dal bosco, lasciando intravedere verso est le cime delle Pale di San Martino.



Arriviamo a Malga Colbricon 1838m. una costruzione tradizionale realizzata con il caratteristico porfido scuro della zona. La malga ha una lunga storia. Già nell'Ottocento era un importante centro di attività pastorale. I pascoli circostanti sono ancora utilizzati, oggi prevalentemente per il pascolo delle pecore.



Nel bosco sopra la malga, lungo il sentiero che sale verso i laghi, l'abete rosso lascia gradualmente spazio al larice, le cui chiome, in questa stagione, si tingono di una grande varietà di sfumature che vanno dal giallo dorato al rosso.






Nei tratti in ombra il sentiero presenta tratti innevati. Saliamo in traversata sotto la parete del Colbricon Piccolo o occidentale, una severa scogliera porfirica che vide i duri assalti sferrati dai Bersaglieri nel 1916 per strappare alle truppe austro-ungariche i capisaldi di vetta.



Raggiungiamo Passo Colbricon 1908 m., la sella che separa il Colbricon orientale dalla Cavallazza. Da qui si apre un bel panorama sulla valle del Primiero, con le Pale di San Martino sulla sinistra.


Dopo circa 15' di cammino dal passo sul sentiero 349 raggiungiamo il lago superiore di Colbricon 1926 m. Sullo sfondo si staglia la Cavallazza, un'altra montagna che fu teatro di guerra.

Da questa angolazione, le acque del lago superiore assumono tonalità calde, grazie ai riflessi dei larici che ne popolano le sponde...

...ma quando ci portiamo sulla spiaggetta riflettono il colore del cielo. Sullo sfondo a sinistra si vedono cima Bocche e cima Juribrutto a destra la parete sud della Marmolada.


Nello zoom di Maurizio si distinguono la catena di Costabella e la parete sud della Marmolada.



La conca dei Laghi di Colbricon conserva importanti testimonianze della presenza umana risalenti al Mesolitico, oltre 10.000 anni fa. In questo ambiente d'alta quota piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori risalivano stagionalmente dalle vallate per dedicarsi alla caccia. Gli archeologi hanno individuato  resti di bivacchi e numerosi manufatti in selce, utilizzati per realizzare punte di freccia, lame e altri utensili. Questa scoperta avvenuta negli anni '70-80 ha modificato le conoscenze sulla presenza umana nelle Alpi dopo le glaciazioni. Già migliaia di anni fa gruppi di cacciatori si spingevano stabilmente, almeno stagionalmente, a quote prossime e superiori ai 2.000 metri.


Chissà se quei cacciatori di diecimila anni fa avevano con sé dei cani: con ogni probabilità sì, visto che la domesticazione era iniziata ben prima. Artax, davanti al lago, ha l’aria di aver riconosciuto il posto. Sembra fissare l'orizzonte con la concentrazione di chi valuta la selvaggina, ma con ogni probabilità sta osservando qualcuno intento a mangiare un panino.



Posto in una posizione incantevole in riva al lago, il rifugio "Laghi di Colbricon" è meta di moltissimi visitatori in estate grazie al comodo e pianeggiante itinerario da Passo Rolle. Anche oggi, 30 ottobre, pur trattandosi di un giorno feriale, non mancano alcune famiglie e diversi escursionisti saliti a godersi la giornata.

Oggi la struttura chiude i battenti per la fine della stagione. Davanti all'ingresso è stato accumulato un carico di materiali, attrezzature e oggetti personali che il rifugista riporterà a valle prima della lunga pausa invernale.



La scura mole del Colbricon (2602 m) domina dall'alto l'intero bacino. Le sue pareti di porfido scuro, di chiara origine vulcanica, costituiscono insieme alla vicina Cavallazza il baluardo nord-orientale della catena dei Lagorai.



A pochi passi e situato a una quota leggermente inferiore (1922 m), ecco lo splendido lago inferiore. Immerso in una conca più intima e protetta, le sue acque cristalline riflettono come in uno specchio il cielo terso e le ombre delle conifere che lo circondano.



Non trovando alcun punto d'appoggio nei dintorni per pranzare, decidiamo di eleggere a tavolo per il nostro pic-nic una comoda roccia piatta. Come ricorda sempre Maurizio, nessun ristorante al mondo vale un pranzo immersi nella bellezza e quiete della montagna.


Zoom di Maurizio sul Rosengarten, precisamente sulla Sforcella e il Testone del Vajolon.



Proseguiamo sul sentiero 348, una mulattiera selciata prima in piano e poi in leggera discesa che sbuca nella Busa Ferrari. Qui si trova la stazione a valle di due degli impianti sciistici di Passo Rolle. Nella foto mi sono preso la libertà di eliminare digitalmente la maggior parte della ferraglia, con l'idea di ridare dignità e bellezza a un paesaggio ormai deturpato.



Ecco apparire finalmente le Pale di San Martino in tutta la loro maestosità: a destra spicca la mole del Cimon della Pala, parzialmente velata dalle nuvole, seguita in successione dai profili della Cima Vezzana e dei Bureloni.



Ormai si vede la statale SS50 che scende dal passo.


Il sentiero termina sulla strada statale, nei pressi di Malga Rolle, che troviamo ancora aperta. Sperando di riuscire a bere un caffè, la raggiungiamo, ma scopriamo subito che offre soltanto servizio di ristorazione.


Percorsi in discesa circa 500 metri di statale, poco prima di un tornante stacchiamo a destra sul Sentiero dei Cacciatori. Il tracciato si addentra sinuoso nel Bosco di Costoncella, tagliando in quota verso la zona di Malga Juribello. Raggiunta la forestale diretta alla malga, ad un vicino bivio svoltiamo a sinistra verso Paneveggio (indicazioni), scendendo con rapidi tornanti nel bosco.


Il sentiero sbuca su una strada sterrata che conduce alla statale, poco distante dal punto da cui eravamo partiti. Sullo sfondo si riconosce l’inconfondibile profilo del Colbricon.



Lungo il tratto verso la statale incontriamo un altro piazzale occupato da grandi cataste di legname.



Una volta guadagnata di nuovo la SS50, percorriamo l'ultimo breve tratto sull'asfalto prima di fare rientro al Centro Visitatori e al parcheggio, chiudendo così l'anello.

Scarica la traccia gps da Wikiloc

Video (work in progress)



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