Giro delle malghe del Baldo/2



Lunghezza: 15,8 km
Dislivello: 667 m.
Tempo in movimento: 4h
Altitudine max: 1431m.
Difficoltà: medio


Questa escursione nel cuore del parco del Baldo è ideale per una giornata autunnale, non troppo faticosa e liberatrice di buone endorfine. Si attraversano vaste faggete con radure e panorami mozzafiato tra i colori caldi e le luci filtrate dell'autunno e si raggiunge un accogliente bivacco in pietra, ideale per ristorarsi.

L'anello di circa 15 chilometri parte dalla località Cavallo di Novezza, muovendosi in un paesaggio prealpino tra i 980 e i 1430 metri di altitudine. Il percorso attraversa un mosaico di pascoli  punteggiato da storiche strutture rurali come Malga Acquenere,  Malga Trattesoli, Malga Lavacchio e malga Fassoli che testimoniano l'antica tradizione dell'alpeggio. Storicamente, queste zone del Monte Baldo sono state crocevia di confini e territori contesi, oltre a conservare i segni di vecchie mulattiere e postazioni legate ai conflitti mondiali, data la posizione strategica tra il Veneto e il Trentino.
La natura qui è protagonista assoluta, con il Baldo noto come "Hortus Europae" per la sua straordinaria biodiversità botanica, favorita da un microclima particolare che risente dell'influenza mitigatrice del vicino Lago di Garda, permettendo la convivenza di specie alpine e mediterranee. Il tracciato tocca punti di appoggio come il Rifugio Monte Baldo e il Bivacco Lavacchio, supera valichi come il Passo Cerbiolo e lambisce corsi d'acqua come il Torrente Aviana. E' un'escursione che unisce l'osservazione degli aspetti naturali con la scoperta di una storia millenaria fatta di fatiche pastorali e passaggi militari.







La provinciale Sp3 del monte Baldo (Generale Graziani)  corre sotto la catena omonima



Partenza da Cavallo di Novezza. L'ampio anello inizia con una discesa verso il rifugio Monte Baldo dopo aver sfiorato malga Acquenere. Ci troviamo a pochi passi dal confine tra Veneto e Trentino. Un cartello avverte della presenza di cani da pastore usati per la difesa degli animali dai predatori



La zona di Novezza è un'area che storicamente ha rappresentato una via di comunicazione fondamentale tra le valli veronesi e l'altopiano di Brentonico. Siamo sul versante orientale del Monte Baldo, in un punto dove il terreno è dominato dal calcare, che nel tempo ha creato spettacolari forme carsiche visibili già dai primi passi tra i pascoli



Scendiamo costeggiando il versante boscoso della valle e attraversiamo il torrente Valdritta



Continuiamo seguendo il sentiero 652 diretto al rifugio Monte Baldo messo ad 1h da questo segnavia. Siamo vicini a malga Acquenere, visitata in un altro giro delle malghe  che però oggi solo sfioreremo



La vasta faggeta non è solo un elemento naturale, ma una vera e propria risorsa storica: per secoli il legno di faggio è stato la risorsa primaria per la produzione di carbone vegetale, alimentando le economie delle valli vicine



Camminiamo su un sentiero che le mappe segnano come "Sentiero dell'Or". Il nome deriva da minerali terrosi chiamati "Terre Verdi" estratti dalle cave vicine che venivano venduti come pigmenti in tutta Europa; per gli abitanti di queste montagne, quel minerale era prezioso quanto l'oro perché garantiva la sopravvivenza in tempi di estrema povertà



Uno di questi minerali era la celadonite, un minerale di origine vulcanica che si trova intrappolato nelle fessure delle rocce calcaree tipiche di questa zona. Il pigmento estratto, noto come "Verde di Verona", era estremamente pregiato per la sua stabilità e lucentezza, ed era esportato in tutta Europa per essere utilizzato in affreschi e decorazioni di pregio



Vista verso i Lessini



Dopo aver perso 300 m. di dislivello e percorso 4 km arriviamo a malga Val Domenegal 1150 m.,  la prima malga del nostro giro. Si trova a due passi dal Rifugio Monte Baldo. Le malghe non erano solo centri di produzione casearia, ma punti di riferimento vitali per i pastori che gestivano i pascoli comuni, una pratica che ha modellato il paesaggio del Baldo per secoli



Da qui possiamo vedere il versante opposto della valle. Ci saliremo più avanti 





Siamo ormai in vista del rifugio Monte Baldo



Il Rifugio Monte Baldo si trova a 1120 m. di altezza  in una zona chiamata Madonna della Neve. In origine era una caserma militare: serviva ai soldati per controllare il confine tra l'Italia e l'Impero Austro-Ungarico. Oggi la sua storia è cambiata: da caserma è diventato una struttura che accoglie gli escursionisti della zona. Intorno al rifugio la natura è molto ricca e il clima è piacevole grazie all'aria che arriva dal Lago di Garda. Ci fermiamo per un caffè e per scambiare quattro chiacchiere con il gestore e due guardie forestali



Dal Rifugio Monte Baldo il percorso prosegue verso il punto più basso dell'anello scendendo fino ai 980 metri del Torrente Aviana. In questo tratto la natura cambia ancora: l'aria si fa più umida 
 

Storicamente questa zona è conosciuta come la Valle dei Molini. Il nome non è un caso: fin dal Medioevo, la forza dell'acqua del torrente Aviana veniva sfruttata a valle per far girare le ruote di numerosi mulini, magli e segherie. Era un vero distretto industriale dell'epoca, vitale per l'economia di Avio e dei paesi vicini



Qui il clima è più riparato dai venti e la vegetazione diventa molto rigogliosa





Arrivati al ponte della Balanzà a 980 m. passiamo sull'altro versante. Il Torrente Aviana e la sua valle rappresentano il punto più basso di questo itinerario. In passato questo ponte era un punto di sosta e di controllo obbligato: qui venivano "bilanciati" o pesati i carichi di legname, carbone e cereali che scendevano dai boschi e dalle malghe verso i mulini a valle, o che risalivano verso il confine. Imbocchiamo ora il sentiero 661



In questa stagione l'Aviana è in secca. Il sentiero 661,
dopo aver seguito per un po' il corso del torrente, entra nel pascolo di malga Pian della Cenere



Il paesaggio è dominato dai grandi prati e il panorama si allarga sulle cime circostanti. L'origine del nome Pian della Cenere ci riporta a un antico lavoro di montagna: quello dei carbonai. In passato, i boschi che circondano questo pianoro venivano usati per produrre carbone vegetale. I carbonai costruivano dei grandi cumuli di legna (chiamati "poiàt") e li facevano bruciare lentamente. Il residuo di questa lavorazione, oltre al carbone, era una grande quantità di cenere che restava sul terreno, scurendo la terra del piano. Si dice anche che la cenere venisse sparsa sui prati per concimarli in modo naturale, rendendo l'erba più nutriente per le mucche che salivano qui in estate



Pian della Cenere e la sua malga



Giunti ad un'area pic-nic abbandoniamo il Pian della Cenere e imbocchiamo a sinistra la forestale, sentiero 661, che risale il versante della valle in direzione del bivacco Lavacchio 



La risalita si fa costante e decisa portandoci gradualmente a riconquistare i panorami aperti del Monte Baldo. Il cammino su questa strada sterrata è facilitato dal fondo regolare, un tempo pensato proprio per agevolare il passaggio dei pesanti carri carichi di legname o dei rifornimenti diretti agli alpeggi più alti



Durante questa lunga risalita i colori dell'autunno trasformano il paesaggio in uno spettacolo naturale indimenticabile. Il bosco di faggi, che prima offriva solo ombra, diventa una tavolozza di tinte che vanno dal giallo dorato al rosso ruggine, creando un contrasto netto con il grigio delle rocce calcaree e l'azzurro del cielo.



Storicamente, questa stagione era il momento del ritorno a valle per i pastori e le mandrie: l'autunno segnava la fine del periodo dell'alpeggio e l'inizio dei preparativi per l'inverno





Il clima autunnale sul Baldo è spesso limpido, permettendo alla vista di spaziare sulle creste e sulle valli circostanti con una nitidezza che l'afa estiva di solito nasconde



Dall'altra parte della valle si scorge la sagoma del Rifugio Monte Baldo. Da questa prospettiva, il rifugio appare come un piccolo presidio incastonato nel verde, rendendo bene l'idea di quanto fosse isolato un tempo quando fungeva da caserma di confine





Malga Trattesoli si trova a 1113 m. La malga si presenta come una solida costruzione in pietra chiara, tipica dell'architettura rurale del Baldo, circondata da prati che offrono una vista molto ampia sulla valle e la catena del Baldo




Alberi secolari, come i grandi faggi, costeggiano la strada offrendo scorci suggestivi, soprattutto quando la luce filtra tra i rami spogli o carichi di foglie colorate



E661, la Strada della Selva



Giunti in una bella conca, al margine inferiore del pascolo di malga Lavacchio, si imbocca un sentiero che costeggia i prati e poi si inoltra nella faggeta. Il nome Lavacchio deriva probabilmente dalla presenza di antiche pozze  dove l'acqua piovana ristagnava. Queste zone erano preziose per abbeverare il bestiame durante l'estate nei pascoli alti.




Su sentiero ripido arriviamo sul crinale del Filo del Lavacchio, dove lo sguardo si apre sulla Val d'Adige, da Avio ad Ala, e sui Lessini. Dallo stretto crinale si scorge tra la vegetazione la sottostante Val d'Adige con il paese di Avio



Abbandonata la cresta saliamo ancora un po' fino ad uscire sul pascolo della sottostante malga Lavacchio



Siamo ormai in vista del bivacco dove ci fermeremo per una sosta



Il Bivacco Lavacchio è una costruzione solida e caratteristica, facilmente riconoscibile per il suo tetto realizzato con grandi lastre di pietra calcarea, tipiche dell'architettura montana locale. Situato a 1362 metri di quota sul vasto pascolo di Malga Lavacchio, l'edificio si affaccia direttamente verso le vette della Catena del Monte Baldo



Sotto il bivacco si stende il pascolo di malga Lavacchio, visibile sulla sinistra 



All'interno ci sono un caminetto con panche e tavoli



La scala in legno porta al soppalco, anch'esso in legno, dove gli escursionisti possono stendere il proprio sacco a pelo per passare la notte







La struttura è di proprietà del Comune di Avio e viene gestita con cura dalla sezione locale della SAT. Poiché resta sempre aperto, il bivacco rappresenta un punto di riferimento per gli escursionisti, offrendo un riparo semplice ma essenziale in caso di emergenza o maltempo



All'esterno, la presenza di tavoli e panche in legno invita a una sosta prima di riprendere il cammino verso il Passo del Cerbiolo distante circa 40'



Riprendiamo il cammino sulla forestale che scende nella conca sottostante e poi continua in quota sul fianco boscoso del Monte Cerbiolo, sbucando infine sul pascolo del Passo del Cerbiolo



Il passo del Cerbiolo si trova sul vecchio confine italo-austriaco



Situato a 1370 m. di altitudine, questo valico ha rappresentato per secoli una linea di demarcazione fondamentale tra territori diversi



In passato il passo segnava il confine tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Austriaco, come testimoniato ancora oggi da antichi cippi in pietra che portano incise date risalenti alla metà del Settecento.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Passo del Cerbiolo assunse un'importanza militare strategica altissima. Tutta la dorsale del Monte Baldo divenne parte della prima linea o delle immediate retrovie del fronte italiano. Sulla cima del Monte Cerbiolo, poco sopra il valico, sono ancora visibili i resti delle fortificazioni, tra cui trincee in cemento, camminamenti e ruderi di casermette militari



Sopra il passo c'è malga Fassole Alta 1560 m.



Il passo si presenta come un ampio valico erboso che mette in comunicazione diverse zone del Monte Baldo. Il paesaggio è caratterizzato da prati che in autunno, assumono tonalità dorate che contrastano con le fitte zone boschive che lo circondano



Imbocchiamo dal passo il "Sentiero degli Archetti" (una sezione del 661) un sentiero che  dopo essere passato a monte di malga Fassole  attraversa una bella faggeta aggirando la base della Punta delle Redutte



A differenza della prima parte del 661 (la "Strada della Selva"), che è una carrareccia pianeggiante, il Sentiero degli Archetti è un sentiero escursionistico più stretto e talvolta impervio



Lungo il percorso si incontrano alcuni spiazzi di antiche carbonaie. Oltrepassato un più profondo valloncello e il torrente Aviana, si arriva in località Acquenere, immettendosi  di nuovo sul sentiero 652. Da lì si prosegue a sinistra verso Cavallo di Novezza chiudendo così l'anello.

Scarica la traccia gps da Wikiloc


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