Lago di Bocche e anello Val Miniera



Lunghezza: 18,75 km
Dislivello: +499 m. -913 m.
Tempo in movimento: 5h40
Altitudine max: 2301 m.
Difficoltà: media

L'anello di Val Miniera è uno splendido itinerario che si svolge nella foresta di Paneveggio e unisce la bellezza selvaggia dei laghi alpini alle testimonianze storiche della Grande Guerra.
Partendo dalla stazione a monte dell'impianto di Morea 1970 m., il percorso si dirige inizialmente sul sentiero 623 in leggera discesa verso malga Canvere e con un tratto in salita raggiunge Malga Bocche 1945 m. Da questo balcone naturale la vista sulle Pale di San Martino è straordinaria: le loro pareti di dolomia si stagliano imponenti sopra il verde della foresta, offrendo uno dei profili più affascinanti di tutto il gruppo montuoso.
Dalla malga si imbocca il sentiero 626 che, attraverso passerelle in legno e zone acquitrinose, conduce al Bait dele Vedele e successivamente al Lago Bocche, 2253 m., un verde lago posto sotto l'omonima cima. Proseguendo oltre si raggiunge il punto di massima elevazione del percordo e si abbandona il 626 per sentiero non numerato che scende in Val Miniera per raggiungere lo storico Obelisco militare, eretto nel 1917 a memoria dei caduti della Grande Guerra e il vicino Bivacco. Più sotto il nostro sentiero aggira un costone boscoso con qualche tratto leggermente esposto e si riallaccia con il 623 diretto verso Malga Bocche con suggestivi scorci sulle Pale e sui Lagorai. Dalla malga si ritorna verso Malga Canvere, un luogo di rara bellezza dove le baite si inseriscono armoniosamente in un anfiteatro naturale di prati e vette. Infine, lasciandosi alle spalle la tranquillità di Canvere, si imbocca il sentiero che scende nel bosco verso Castelir, concludendo questo lungo viaggio tra natura e memoria.


Come arrivare: il modo più veloce per raggiungere Castelir da Predazzo è percorrere la strada statale 50 in direzione del Passo Rolle e di Bellamonte. Il tragitto è lungo circa 9,4 chilometri e si completa in circa 13 minuti di auto seguendo la SS50



A Castelir parcheggiamo e prendiamo la seggiovia che rimonta lungo l'erboso versante dell'Alpe di Lusia. Dalla stazione a monte della seggiovia in località Morea scendiamo leggermente sul 623 arrivando a malga Canvère, un gruppo di deliziose baite posto a lato di un vasto pascolo



Storicamente, la località Canvere non era solo un luogo di alpeggio; durante la Grande Guerra si trovava nelle immediate retrovie della linea del fronte di Cima Bocche. Le baite che vediamo oggi, pur ristrutturate, ricordano l'architettura rurale tradizionale della Val di Fiemme, ma questi prati furono testimoni del passaggio di migliaia di soldati e dei rifornimenti diretti verso le postazioni d'alta quota.



Malga Canvere è un raggruppamento di baite private utilizzate prevalentemente durante la stagione estiva. Nonostante la sua bellezza, non ci sono punti di ristorazione; le baite conservano la loro funzione originaria di appoggio per le attività pastorali o come residenze stagionali per i proprietari



In questo tratto lo sguardo può spaziare verso sud, dove sullo sfondo appare la lunga e selvaggia catena dei Lagorai. Questa zona è molto amata anche nei mesi invernali: il sentiero che sale da Castelir è meta frequente di escursionisti con le ciaspole, mentre il tratto che collega Morea a Malga Bocche è solitamente battuto dai mezzi spazzaneve, permettendo anche ai semplici turisti di raggiungere la malga a piedi per godersi il panorama innevato



Non è una semplice baita, ma un piccolo gioiello di architettura alpina dove il legno scuro, levigato dal tempo e dal sole, si sposa perfettamente con la pietra locale. A differenza dei ricoveri più spartani incontrati lungo il cammino, questa baita si distingue per la cura dei dettagli e il senso di calore che comunica. Rappresenta l'anima di Canvere: un "giardino" d'alta quota dove l'intervento dell'uomo è riuscito a integrarsi con grazia in un contesto naturale imponente



Dopo Canvère appare quasi d'improvviso il profilo armonioso delle Pale di San Martino, cattedrali di roccia che si stagliano solenni sopra il verde della foresta



Negli ultimi anni, il lupo è tornato a popolare stabilmente queste valli e le zone di alta quota. Proprio per questo motivo i pastori hanno ripreso a utilizzare i cani maremmani: la loro presenza serve a scoraggiare gli attacchi e a permettere la convivenza tra l'attività dell'alpeggio e la fauna selvatica predatrice. In misura minore, ma presente in Trentino, il monitoraggio riguarda anche l'orso, sebbene il lupo sia la specie che più frequentemente interagisce con le greggi e le mandrie su questi pascoli



Dopo una salita costante ma breve, il sentiero raggiunge finalmente Malga Bocche (1945 m), un'antica struttura rurale situata su un balcone naturale d'eccezione. Da qui la vista è straordinaria: la malga si affaccia splendidamente sulle Pale di San Martino, offrendo uno dei panorami più armoniosi di tutto il gruppo dolomitico



A differenza di molte altre malghe d'alta quota che diventano irraggiungibili, Malga Bocche rimane una meta privilegiata anche in inverno. Grazie alla strada forestale che la collega a Morea, mantenuta battuta dai mezzi spazzaneve, è accessibile non solo agli esperti con le ciaspole, ma anche ai turisti che desiderano una passeggiata sulla neve con vista sulle Dolomiti.





Si trova in una zona che è stata teatro della Grande Guerra (le retrovie di Cima Bocche). La malga non è solo un punto di ristoro, ma una porta d'accesso verso i sentieri storici che portano al Lago Bocche e alla Val Miniera





Lasciandoci alle spalle la splendida terrazza panoramica di Malga Bocche, il nostro itinerario prosegue lungo il sentiero 626 in direzione del Lago di Bocche. Questo tratto del percorso si addentra in un ambiente più umido e delicato. Il sentiero attraversa infatti diverse zone paludose d'alta quota, piccoli ecosistemi acquitrinosi che sono fondamentali per la biodiversità del Parco Naturale di Paneveggio. Per permettere il passaggio senza danneggiare il terreno torboso e per mantenere i piedi all'asciutto, il tracciato è agevolato da una serie di passerelle in legno



Dopo aver attraversato la piana acquitrinosa grazie alle passerelle, il sentiero si immerge nel silenzio del bosco. Superato il bivio al ponticello in legno, dove lasciamo il segnavia 623 per imboccare il 626, la salita si fa più costante. La serie di tornanti che si snoda tra gli alberi permette di guadagnare quota rapidamente, finché il bosco inizia a diradarsi, lasciando spazio a un pianoro d'alta quota.


Qui sorge la "Bait dele Vedele" (2130 m), una piccola struttura il cui nome richiama l'antica funzione di ricovero per le giovani vitelle portate all'alpeggio. Situata in una posizione strategica, la baita rappresenta un punto di sosta perfetto. La foto è presa da una una precedente escursione nella zona



Lasciato il Bait dele Vedele, il sentiero 626 risale seguendo il corso dell'emissario tra rocce e pascoli d'alta quota. La traccia conduce infine ai 2253 metri del Lago Bocche, uno specchio d'acqua cristallina color verde racchiuso in una conca solitaria ai piedi dell'imponente Cima Bocche. È un luogo di grande silenzio e bellezza





La Genziana maggiore è una specie protetta tipica dei pascoli alpini



Dopo una sosta rigenerante in riva al lago, riprendiamo il sentiero 626 verso Cima Bocche e l'Obelisco della Val Miniera. Guidati da ometti di pietra, saliamo fino a un terrazzo naturale dove appaiono resti delle trincee della Grande Guerra



Da qui, la vista è grandiosa: un abbraccio panoramico che spazia dalla catena dei Lagorai alle Pale di San Martino



Proseguiamo ignorando il bivio per cima Bocche e scavalchiamo il dosso a quota 2295 metri, il punto più alto del nostro itinerario



Inizia da qui la discesa in Val Miniera



Questo ampio costone è una ferita ancora aperta della storia: l'intera dorsale è incisa dalle trincee scavate dalle truppe italiane durante la Grande Guerra. Questi camminamenti, ancora chiaramente visibili tra le pietre, testimoniano i ripetuti e vani tentativi di conquistare la vetta di Cima Bocche, allora un'inespugnabile fortezza naturale in mano all'esercito austro-ungarico



In fondo a una valletta sorge l'Obelisco di Val Miniera, un piccolo monumento ma solenne e inaspettato tra le rocce. Fu costruito dai soldati della Brigata Basilicata nel 1917, durante le fasi più dure del conflitto, in memoria dei compagni della Brigata Tevere caduti l'anno precedente nei sanguinosi scontri per il possesso di Cima Bocche. Questa piramide di pietre, che svetta solitaria contro il cielo, rappresenta un omaggio silenzioso all'inutile sacrificio umano avvenuto su questa montagna



Il fallimento degli attacchi italiani contro Cima Bocche fu determinato dalla formidabile posizione difensiva degli austro-ungarici, che sfruttarono l'arroccamento naturale per respingere ogni tentativo di avanzata verso la Val Travignolo. Le truppe italiane si trovarono esposte a bombardamenti devastanti con proiettili shrapnel che causarono perdite spaventose: la sola Brigata Tevere vide morire 2.467 fanti e 75 ufficiali prima di essere rilevata dalla Brigata Basilicata nell'aprile del 1916



Nonostante l'eroica resistenza e il sangue versato in questi scontri sanguinosi, gli italiani furono costretti ad abbandonare definitivamente queste posizioni il 24 ottobre 1917, non per una sconfitta sul campo, ma a causa del crollo del fronte a Caporetto, che impose un ripiegamento strategico generale verso la linea del Piave



Il panorama è incorniciato a nord-est dai profili aguzzi e verticali del Focobon, seguiti dalle imponenti creste frastagliate della Cima dei Bureloni. Procedendo verso destra, la vista incontra la Cima Vezzana, che con i suoi 3192 metri domina il gruppo come vetta più alta, per terminare infine con l'elegante piramide del Cimon della Pala, il "Cervino delle Dolomiti" che chiude l'orizzonte



La discesa prosegue lungo un suggestivo sentiero lastricato, una vecchia mulattiera militare che ancora oggi testimonia l'incredibile lavoro logistico svolto durante il conflitto. Camminiamo proprio nel cuore degli antichi campi di battaglia, dove il terreno non è mai tornato completamente alla sua forma originaria. Il paesaggio è profondamente segnato dalle "cicatrici" della storia: i prati d'alta quota sono interrotti dal profilo netto delle trincee e dalle numerose buche provocate dalle esplosioni delle granate, ormai ricoperte d'erba ma ancora chiaramente riconoscibili come avvallamenti innaturali





In pochi minuti raggiungiamo il Bivacco di Val Miniera (2145 m), una piccola e spartana casera in pietra a secco che offre un riparo essenziale. All'interno si trova solo un tavolato in legno per il riposo e un piccolo focolare ricavato tra le mura di sasso. Dalla zona del bivacco la vista è magnifica e spazia su tutto il gruppo delle Pale di San Martino, dal Focobon fino al Cimon della Pala.



Al bivacco il nostro sentiero non numerato si innesta sul 623 diretto a malga Bocche



In questq zona, lungo la parete della montagna, si notano diverse caverne scavate nella roccia che durante il conflitto fungevano da postazioni protette per l'artiglieria, ripari per gli ufficiali e depositi strategici di munizioni. Tra queste spicca la Galleria Cortivi, un'opera di ingegneria militare che si addentra nel cuore della montagna. Queste aperture sono ancora oggi testimonianze della vita in quota dei soldati e danno un'idea della complessa organizzazione logistica necessaria per presidiare queste vette impervie. Il sentiero 623 inizia ora ad aggirare con un profilo ondulato un costone boscoso, presentando alcuni passaggi leggermente esposti che richiedono attenzione



Ritorniamo al ponticello in legno sul torrente, lo stesso che avevamo incrociato durante la salita. Questo passaggio segna la chiusura della parte più alta e impegnativa dell'anello. Da qui, il sentiero si ricongiunge al tracciato iniziale, permettendoci di ripercorrere a ritroso il bosco in direzione di Malga Bocche





Il sentiero prosegue verso Malga Bocche, che appare isolata tra i pascoli d'alta quota mentre il profilo scuro e selvaggio della catena del Lagorai chiude l'orizzonte sullo sfondo





Raggiunta Malga Bocche, il percorso prosegue verso la località Canvere. Da qui si imbocca un sentiero non numerato in direzione di Castelir, che attraversa pascoli dove è frequente incontrare greggi di pecore radunate in recinzioni. Il sentiero scende poi all'interno di un bosco di larici e abeti, dove la presenza di numerose radici affioranti richiede attenzione nel cammino. Dopo circa un'ora di discesa costante nel bosco, l'itinerario si conclude al parcheggio di Castelir.
11/7/2025

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