
Lunghezza: Km 11,4
Dislivello: m. 630
Tempo in movimento: 3h20
Altitudine max: 1443
Difficoltà: facile
Questa escursione si configura come un'immersione profonda in un ambiente montano selvaggio e primordiale, dove il sentiero si insinua tra le vertiginose pareti calcaree che caratterizzano questa porzione delle Dolomiti di Brenta. La salita avviene lungo il fondo della valle a fianco del torrente, offrendo una varietà di prospettive che mutano man mano che si guadagna quota, passando dai fitti boschi alle zone più scoscese e rocciose in prossimità del rifugio.
L'isolamento di questa valle selvaggia e la sua conformazione la rendono un territorio ideale per la fauna selvatica, incluso l'orso, la cui esistenza in queste zone aggiunge un ulteriore elemento di fascino e rispetto verso la natura incontaminata. Il panorama finale dal Rifugio Croz dell'Altissimo ripaga ampiamente il poco sforzo, aprendosi su uno scenario maestoso e selvaggio dominato da cime frastagliate che incombono e che rendono l'atmosfera severa e grandiosa allo stesso tempo. L'intero anello permette di vivere appieno la solitudine e la bellezza di un angolo di montagna meno antropizzato rispetto ad altri percorsi della zona. Il ritorno segue inizialmente il sentiero 340, passando per suggestive e aeree cenge e gallerie sotto la base della storica parete sud del Croz dell'Altissimo, per poi deviare su un sentiero non numerato che ci fa perdere quota e riportare in paese. Nel ritorno si può godere della vista di altre cime che nella salita erano poco o affatto visibili come il famoso Campanile Basso.

L'escursione ha come cornice d'eccezione Molveno e il suo lago, una gemma turchese incastonata ai piedi delle Dolomiti di Brenta, da cui l'itinerario prende il via partendo dal parcheggio in centro al paese. Il contrasto tra le acque calme del lago e le pareti verticali che lo sovrastano crea un'atmosfera speciale, che ci accompagna fin dai primi passi lungo il sentiero 319

Lasciato l'abitato, ci si dirige verso la parte alta del paese per imboccare l'inizio del sentiero 319, la via d'accesso privilegiata per immergersi nel cuore selvaggio della Val delle Seghe

il Rifugio Baita Ciclamino si trova in un punto piuttosto tranquillo del percorso. Situato a circa 915 metri di quota, sorge proprio all'imbocco della valle, dove il sentiero è ancora un'ampia strada forestale che costeggia il torrente. È spesso considerato l'ultima tappa "comoda" prima che il sentiero 319 inizi a salire in modo più deciso e costante verso il cuore del Gruppo del Brenta.

La mappa della zona con l'anello esplorato in un'altra escursione

Attraversiamo il ponte per portarci sull'altro versante della valle. Di fronte a noi incombe sempre l'immensa parete del Croz dell'Altissimo

Val delle Seghe. Questo tratto iniziale presenta un fondo cementato proprio per facilitare il passaggio dei mezzi di servizio e dei rifornimenti, data la pendenza costante e significativa che caratterizza la prima parte dell'ascesa.
La valle si chiama così per un motivo storico legato all'antica economia locale: il nome Val delle Seghe deriva dalle numerose segherie idrauliche che un tempo sorgevano lungo il corso del torrente Massò. Ancora oggi,in paese è possibile visitare l'antica Segheria Taialacqua. È una struttura storica del XVI secolo, restaurata e ancora funzionante a scopo dimostrativo, che testimonia proprio questa antica attività da cui la valle prende il nome

Il sentiero è ideale per testare il nostro livello di allenamento in questo inizio di stagione.
Il termine Croz è una parola tipica del dialetto trentino e delle parlate locali dell'area dolomitica che viene utilizzata per indicare una parete di roccia scoscesa, un dirupo o una cima rocciosa particolarmente aspra e priva di vegetazione. Il nome Altissimo può trarre in inganno se si guarda solo alla quota assoluta della cima, che raggiunge i 2339 m., ma l'appellativo deriva dalla prospettiva di chi lo osserva dal basso. Il termine si riferisce al fatto che la montagna sovrasta in modo brutale e imponente la sottostante Valle delle Seghe e l'abitato di Molveno, apparendo come un muro di roccia "altissimo" rispetto al fondovalle

Ecco un abitante di questi posti di circa 230 milioni di anni fa. Questi organismi vivevano in un ambiente di mare tropicale simile alle attuali Bahamas, molto prima che le spinte tettoniche sollevassero queste rocce fino alle quote dove ci troviamo ora

Il bosco è di tipo misto con abeti rossi betulle aceri ontani e faggi. Da qui si vede già la testata della valle chiusa da una muraglione di roccia verticale che sembra impedire il cammino e dà l'idea di una barriera naturale insormontabile che protegge il cuore della montagna


Passiamo di nuovo sull'altra sponda

Arrivati in località Tabelle abbandoniamo il 319 diretto al rifugio Selvata e seguiamo il 322

Il torrente che scorre in questa valle è il Rio Massò. Durante i periodi di forte pioggia o durante il disgelo primaverile, la forza dell'acqua trasporta i frammenti caduti dai monti verso valle. Questo processo leviga i sassi rendendoli più arrotondati man mano che si allontanano dalla parete d'origine

Un ultimo ponticello prima di arrivare al rifugio. Qualche giorno prima della nostra escursione in questa zona era stato avvistato un orso. Nel Parco Naturale Adamello-Brenta, la presenza dell'orso bruno è una realtà consolidata con una popolazione in costante evoluzione. Ad oggi, le stime ufficiali indicano la presenza di circa 100-130 esemplari (inclusi i cuccioli)

Questa prospettiva rivela tutta la potenza della parete sud-ovest del Croz dell'Altissimo, che con i suoi quasi mille metri di dislivello verticale rappresenta un vero e proprio tempio dell'alpinismo dolomitico. La roccia grigia e stratificata, segnata da colatoi e diedri profondi, testimonia le sfide affrontate da leggende come Dibona, Detassis, che proprio su queste pareti hanno tracciato vie entrate nel mito.
Le ghiaie bianche che si vedono alla sua base sono composte principalmente da dolomia e calcare. Questo materiale cade dalle pareti verticali a causa dell'erosione meccanica dovuta al gelo e al disgelo e la parte più fine viene portata a valle dall'acqua

La testata della valle è assolutamente selvaggia! In estate è sicuramente più frequentata mentre nelle stagioni di mezzo mostra la sua natura aspra e austera. Si capisce perchè qui l'orso trovi il suo ambiente ideale. Sulla sinistra si vede il Castello Massodì e al centro la val Perse con cima Brenta

La ripidissima val Perse che si vede in alto è percorsa dal sentiero che porta alla Bocca di Tuckett, visibile tra cima Sella e Cima Brenta

Il nostro sentiero porterebbe proprio lassù! Per arrivare alla Bocca di Tuckett bisogna però superare un dislivello di 1217 m. (3h20 di cammino bello tosto)! Noi per oggi ci fermiamo qui. La parte alta della testata è ancora coperta dalla neve primaverile

Ovviamente in aprile il rifugio Croz dell'Altissimo è ancora chiuso ma a noi sta bene così. Il rifugio si trova a 1430 m. ed è un importante crocevia per 3-4 sentieri che da qui partono per salire in quota

Qui l'incessante azione erosiva dell'acqua modella continuamente il paesaggio. Non è raro che i sentieri in questa valle vengano chiusi per frane o caduta di massi. Il sentiero 332, 340 sono stati recentemente chiusi per frana. Nel luglio 2024 una violenta piena del Rio Massò e dei torrenti della Val delle Seghe ha divelto il ponticello che porta al Rifugio Selvata, rendendo il guado estremamente pericoloso e richiedendo l'intervento dell'elicottero per trarre in salvo alcuni escursionisti rimasti bloccati tra due rami del torrente in piena

Per il ritorno imbocchiamo il 340 diretto al rifugio Pradel. Il sentiero incomincia con un lungo tratto in leggera discesa passando ai piedi del Croz, poi segue un tratto in modesta salita

Il sentiero sfrutta la presenza di cenge che permettono di attraversare pareti che altrimenti sembrerebbero invalicabili senza attrezzatura alpinistica. Camminando su queste strette "mensole" naturali, scavate o adattate nel fianco della roccia dà l'occasione di osservare le stratificazioni e come la vegetazione, tenace, riesca a trovare spazio anche nelle fessure più sottili della parete

Il tratto iniziale è quello che mostra meglio la verticalità della parete sud. In molti punti il sentiero è stato letteralmente intagliato nella roccia viva

Seguono un breve tratto in salita e delle gallerie con brevi passerelle. Le prime servono a superare i punti dove la cengia naturale si interrompeva o dove il rischio di scariche di sassi era troppo elevato per un passaggio all'aperto. Le seconde, invece, permettono di scavalcare i canaloni e le rientranze più profonde della parete

La discesa lungo il sentiero 340 rivela finalmente il cuore monumentale delle Dolomiti di Brenta, mettendo in mostra guglie che dal fitto bosco della Valle delle Seghe rimangono nascoste come il celebre Campanile Basso con alla sinistra Cima Brenta Alta e alla destra il Campanile Alto e gli Sfulmini. La cima in basso in primo piano dovrebbe essere il Castelletto dei Massodì

Questo tratto del percorso è un vero balcone naturale: sulla sinistra la roccia stratificata e giallastra del Croz dell’Altissimo incombe mentre sulla destra il pendio precipita ripido verso il verde intenso della Valle delle Seghe. L’aerea cengia è abbastanza larga da scongiurare il senso di pericolo, permettendo anche a chi non è abituato alle grandi altezze di godersi il panorama senza eccessiva apprensione. La presenza del cordino metallico e della staccionata rustica che delimita il bordo esterno offre un ulteriore senso di sicurezza

Questa colossale muraglia verticale è caratterizzata da pareti che si innalzano quasi ininterrottamente, offrendo uno degli scenari più spettacolari e severi di tutto il gruppo di Brenta. La Val delle Seghe che inizia a ridosso dell'abitato di Molveno ha un'altitudine di circa 850-860 metri s.l.m., Cima Brenta raggiunge invece i 3151 m. dunque si parla di un dislivello di 2300 m.! Ovviamente le foto restituiscono solo in parte questa caratteristica della valle

Concrezioni calcaree, formazioni nate dal lento e incessante lavorìo dell'acqua che modella la dolomia.

A 2,6 km dal rifugio, in corrispondenza di un segnavia, dal 340 si stacca sulla destra un sentiero che scende verso valle in modo deciso e che seguiremo per accorciare i tempi. Più in basso, nei pressi di un punto panoramico sul lago, il sentiero è già diventato una comoda sterrata che ci permette di rilassarci e godere del panorama lacustre

Il Lago di Molveno appare ora in tutta la sua ampiezza, con i suoi riflessi turchesi che contrastano con il verde scuro dei boschi che lo circondano. Non ci resta che seguire la stradina che ben presto raggiungerà le prime case di Molveno e il nostro parcheggio nel centro del paese
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