Sentiero Pederiva e val S. Nicolò



Lunghezza: 15 km
Dislivello: +251 m. -1264 m.
Tempo in movimento: 4h40
Altitudine max: 2472 m.
Difficoltà: media

L’escursione è un viaggio spettacolare tra le creste che separano la Val di Fassa dalla Val San Nicolò, un balcone naturale dove lo sguardo può spaziare senza confini sulle vette più celebri dei Monti Pallidi. Partendo dal Rifugio "Al Zedron", ci si incammina lungo il sentiero 613, un tracciato di rara bellezza che segue il filo dei crinali. Qui l'esperienza diventa intensa: il cammino si fa stretto e aereo, con passaggi che richiedono attenzione ma che regalano l'emozione di camminare sospesi tra cielo e terra, circondati da un panorama che toglie il fiato.
Mentre si avanza verso il Sas d'Adam e la Sella Brunech, lo scenario è dominato dalla maestosità della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, che mostra la sua immensa parete sud in tutta la sua luce. Accanto, le pareti verticali e monumentali del Gruppo del Sella e le guglie affilate del Catinaccio creano un orizzonte di roccia che cambia colore con il passare delle ore. Il percorso gioca con i contrasti cromatici del suolo, alternando verdi pascoli d'alta quota a zone più aspre con affioramenti di rocce scure vulcaniche, testimonianza silenziosa di un'antica storia geologica, ma è l'armonia d'insieme del paesaggio a colpire l'occhio: il contrasto tra il grigio nudo delle cime e il verde intenso delle valli sottostanti.
Raggiungere il Rifugio Passo San Nicolò, una piccola sentinella di pietra incastonata sotto l'imponente sagoma del Col Ombert, offre un senso di pace e isolamento tipico dei passi alpini più autentici. Il tratto da Sela Brunech al rifugio (sentiero 613/b) è per un tratto attrezzato con punti esposti per cui bisogna prestare attenzione. Dal rifugio la lunga discesa verso Pozza di Fassa attraversa l'incanto della Val San Nicolò, passando per la zona delle cascate e i caratteristici fienili in legno chiudendo l'anello in un’atmosfera di serena bellezza.



Per raggiungere il Col de Valvacin partendo dall'abitato di Pozza di Fassa è necessario utilizzare il sistema di impianti di risalita della ski area Buffaure. Il percorso ha inizio presso la stazione a valle della telecabina Pozza-Buffaure, situata in località Meida, che conduce rapidamente alla conca del Buffaure a circa 2000 metri di quota. Una volta sbarcati dalla telecabina, ci si sposta di pochi metri per imboccare la seggiovia Col de Valvacin. Questo secondo impianto risale il pendio fino a raggiungere la cresta sommitale a 2354 metri, depositando l'escursionista direttamente nel punto panoramico da cui ha origine il sentiero verso il Sas d'Adam



Dal Col de Valvacin 2372 m. si sale verso il vicino Sas d’Adam 2433 m., punto d'inizio del tratto aereo del sentiero 613. Il crinale funge da spartiacque tra la Val San Nicolò e la Val Giumela, offrendo una prospettiva privilegiata su entrambi i versanti. Il cammino si sviluppa in quota snodandosi su una cresta che separa nettamente le due valli



Il sentiero permette di ammirare diversi gruppi dolomitici. Volgendo lo sguardo a ovest, oltre i pendii della Val Giumela, si scorge l'intero Gruppo del Catinaccio. Nonostante la distanza, l'imponenza delle sue pareti calcaree rimane l'elemento dominante del settore occidentale del panorama



Intanto dal verde versante della val Giumela a nord emergono il Sassolungo e il Sassopiatto



Verso nord-est svettano la Marmolada con il Gran Vernel, il Colac a sinistra e cima dell'Uomo all'estrema destra. Il contrasto tra le ampie vallate erbose e le pareti verticali di dolomia accompagna l'intera traversata fino al rifugio



A nord est si stagliano le pareti del Gruppo del Sella e del Sassolungo



Uno sguardo attento sulla Val Giumela rivela i segni evidenti dell'intervento umano; la bellissima conca è stata infatti parzialmente deturpata dalla presenza degli impianti di risalita e dalle piste da sci, che ne hanno alterato il profilo originario e la continuità del manto erboso. Nonostante queste ferite nel paesaggio, la vista d'insieme resta di grande impatto grazie alla corona di vette circostanti



Dopo 1h di cammino su terreno ondulato con un ultimo tratto a mezzacosta, arriviamo a Sella Brunech 2428. Una volta raggiunta, il panorama si apre ulteriormente, segnando il punto di congiunzione tra la Val Giumela, che abbiamo appena costeggiato, e l'inizio della discesa verso la sella del Passo San Nicolò





La conca del Ciampac è un ampio anfiteatro naturale di origine glaciale che si apre ai piedi del Colac a destra e della Crepa Neigra a sinistra. Guardando verso nord-est dalla Sella Brunech, la conca appare come un vasto bacino d'alta quota fortemente trasformato per scopi turistici. Come la Val Giumela, anche il Ciampac è un importante polo sciistico, caratterizzato dalla presenza di numerosi impianti di risalita e piste che convergono verso il centro dell'anfiteatro, collegando Alba di Canazei alla zona del Buffaure attraverso la telecabina Sella Brunech e Orsa Maggiore


A Sella Brunech abbandoniamo il 613 diretto alla Forcia Neigra e riguadagniamo il filo di cresta continuando sul sentiero n. 613/b chiamato "Lino Pederiva". Questo tratto prosegue l'andamento aereo dell'escursione, mantenendosi in quota lungo lo spartiacque. Il sentiero si snoda tra i pascoli d'alta quota e gli scuri affioramenti rocciosi, offrendo una visuale costante sulla Conca del Ciampac che si apre sulla sinistra. Guardando in quella direzione, l'anfiteatro naturale appare incorniciato dalle pareti scure del Colac e dalla sagoma della Crepa Neigra, mentre sullo sfondo continua a dominare il massiccio del Sella.

In questa immagine si osserva il contatto diretto tra il fuoco dei vulcani e la vita degli antichi atolli marini, una convivenza che rende speciale il panorama geologico di questa regione.
La differenza geologica tra queste due vette risiede nella loro origine diametralmente opposta: la Crepa Neigra a sinistra è un rilievo di origine vulcanica, nato da antiche eruzioni sottomarine che hanno depositato lave scure e tenere, favorendo oggi la crescita della vegetazione sui suoi pendii dolci. Al contrario, il Sassolungo è un antico atollo corallino pietrificato, composto da candida roccia sedimentaria che, grazie alla sua durezza, forma pareti verticali e guglie prive di erba



Tra il Colac e il Sas de Roces svettano i profili del Sas Vernel e della Marmolada. Questo tratto del sentiero è uno dei punti più spettacolari per osservare la complessa architettura delle Dolomiti. È un gioco di forme dove la verticalità delle scogliere fossili si sposa con le linee ondulate delle dorsali magmatiche




I versanti lungo il sentiero mostrano gli effetti della degradazione delle rocce vulcaniche, che sono molto più tenere e friabili rispetto alla dura dolomia circostante. La decomposizione dei minerali magmatici crea un suolo eccezionalmente fertile che permette a un fitto manto erboso di ricoprire pendii anche molto scoscesi




Il Colac invece, che svetta imponente sopra il sentiero e la conca di Ciampac, ha un'origine sedimentaria, tipica delle scogliere coralline che hanno formato il cuore delle Dolomiti. La montagna è composta prevalentemente da dolomia dello Sciliar, una roccia nata circa 235 milioni di anni fa

Il percorso del 613/b alterna una serie di saliscendi e richiede attenzione in alcuni passaggi dove il terreno è più instabile, ma non presenta grosse difficoltà tecniche . Sulla destra la vista precipita verso i pendii erbosi della Val San Nicolò, permettendo di osservare dall'alto la meta finale del tragitto



La foto inquadra ad est il Gruppo della Costabella. Cima dell'Uomo 3010 m. domina la catena sulla sinistra con la sua imponente struttura rocciosa. La catena è particolarmente nota non solo per la sua bellezza naturalistica, ma anche per il valore storico legato al sentiero attrezzato che ricalca le postazioni della Grande Guerra, la ferrata Bepi Zac



Un tratto in discesa che precede il passaggio sotto Sas de Roces. Questa montagna grazie alla sua origine vulcanica si differenzia nettamente da vicino Colac di dolomia chiara. Durante il periodo che va dai 247 ai 237 milioni di anni fa (Triassico medio), l'intensa attività dei centri eruttivi di Predazzo e dei Monzoni generò colate laviche e materiali che si sovrapposero alle scogliere coralline preesistenti




Il tratto che si snoda tra il Sass de Roces e il Sas Bianc presenta passaggi che richiedono particolare cautela a causa della loro esposizione. In questi tratti, la sicurezza degli escursionisti è assicurata da cavi metallici che permettono di superare cenge strette e punti scoscesi dove il terreno vulcanico può risultare instabile o scivoloso



Finita la parte attrezzata, il sentiero 613/B prosegue verso sud-est, raggiungendo in breve tempo l'ampia sella erbosa a monte del Sas Bianch. Qui il 613/B si ricongiunge con il 613 proveniente dalla Forcia Neigra. Da qui il percorso continua a mezza costa attraversando il versante ovest del Varosc, un'area dove è ancora possibile osservare resti di fortificazioni e trincee risalenti alla Prima Guerra Mondiale



L'area del Varosc. Sullo sfondo a sinistra il Gran Vernel, al centro la parete sud della Marmolada con Punta Penia, a destra cima Ombreta Occidentale e il Sasso Vernale



Da qui è visibile l'alta Val Contrin con la zona del rifugio. A differenza del Ciampac e della val Giumela, la val Contrin è stata risparmiata dagli impianti turistici



Siamo ormai in vista del rifugio S.Nicolò. Sullo sfondo il Col Ombert 2670 m. e Cima dell'Uomo



Il Rifugio Passo San Nicolò 2338 m. sorge in una posizione molto scenografica, dominato dalla scura e imponente mole piramidale del Col Ombert 2670 m. che si staglia proprio alle sue spalle. Questa vetta ha un'origine vulcanica che si è sovrapposta a un basamento sedimentario chiaro. Questo la rende scura e frastagliata nella parte superiore, creando un forte contrasto con le praterie alpine circostanti e le pareti calcaree dei gruppi vicini.
Il rifugio non è solo un punto di ristoro panoramico tra la Val di Fassa e la Val Contrin, ma rappresenta anche un accesso alla via ferrata Kaiserjäger, un bellissimo percorso storico che ricalca i camminamenti dei soldati austro-ungarici lungo le pareti del monte



Il Rifugio Passo San Nicolò è una struttura storica profondamente legata alle tradizioni locali, essendo gestito da decenni dalla famiglia Planchensteiner che ne ha preservato l'architettura originale. Sorge in un punto di grande valore storico circondato ancora oggi da resti di baracche e trincee che testimoniano il passato bellico della zona. Per scelta consapevole dei gestori, il rifugio promuove un'accoglienza essenziale e priva di distrazioni digitali, invitando gli ospiti a immergersi totalmente nel silenzio e nella natura selvaggia che circonda il valico.



L'ampia e panoramica sella del passo S.Nicolò 2339 m. Da qui partono il sentiero 648 per la val Contrin e il 608 per l'omonimo rifugio



Per la discesa in val S.Nicolò tralasciamo il più comodo sentiero 608 imboccando invece una ripida e veloce scorciatoia che parte nei pressi del rifugio e scende lungo la testata della valle diretta alla Baita alle Cascate in val S.Nicolò 2011 m. La prima parte avviene su sfasciumi e terreno instabile dove bisogna fare attenzione a non scivolare. Il sentiero alla fine spiana e va ad innestarsi con il sentiero 609 poco prima di giungere alla Baita alle Cascate 2011 m. Ci fermeremo qui per una birra e far riposare le ginocchia.
Dal punto di vista geologico la testata della valle è un libro aperto sulla storia di quest'area. La gamma di colori delle sue rocce è la prova visibile delle profonde trasformazioni subite dai sedimenti marini a causa del vulcanismo ladinico




La discesa dalla Baita alle Cascate verso valle permette di ammirare la Val San Nicolò nella sua veste più splendida, specialmente quando il cielo si rasserena esaltando i contrasti cromatici del paesaggio. Lungo l'ampia sterrata che attraversa i pascoli d'alta quota, l'attenzione viene catturata dagli splendidi tabià, i tipici fienili in legno. Proseguendo oltre Baita Ciampiè visibile nella foto, il fondo stradale diventa asfaltato e la valle si apre al transito delle navette. In questo tratto il Col Ombert domina ancora l'orizzonte, ma la prospettiva dal basso ne trasforma radicalmente il profilo, facendolo apparire più aguzzo rispetto alla visione che si ha dal passo

In località Saùch (1.735 m), punto di partenza della Strada dei Russi che collega Sauch con Baita Ciampié, sono presenti dei pannelli informativi che illustrano le vicende della Grande Guerra in Val San Nicolò








In alto a sinistra si scorge il Sas de Roces dove eravamo poco prima. Bisogna contare un dislivello di 1200 per ritornare a Pozza



I due imponenti speroni rocciosi che dominano la vista segnano il punto in cui la Val San Nicolò muta la sua fisionomia, restringendosi in una forra naturale dove il torrente e la strada sono costretti a correre parallelamente in uno spazio limitato. Queste formazioni rocciose così aspre e vicine ricordano visivamente quegli antichi racconti di giganti o creature pietrificate che un tempo popolavano l'immaginario dei pastori ladini. Oggi, lungo il sentiero, si possono trovare pannelli che rievocano proprio la "Leggenda di Similuce"



Oltrepassato il pascolo della Malga Crocifisso, dove la Val San Nicolò si incrocia con la Val dei Monzoni, il paesaggio cambia nuovamente e le pareti boschive si fanno più vicine. In questo punto, alzando lo sguardo verso l'alto, appare l'imponente sagoma di Cima Dodici, chiamata anche Sas de le Dodes, che con la sua mole calcarea domina l'accesso alla valle



Arrivando in vista di Pozza di Fassa, l'orizzonte invece è dominato dalla maestosità del Catinaccio (Rosengarten), con le aspre e frastagliate pareti dei Dirupi di Larsec.
4/7/2025

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