Baito Fontana delle Laste (o dei Caciadori)



Lunghezza: 6,2 km
Dislivello: 475 m.
Tempo in movimento: 3 h
Altitudine max: 1915
Difficoltà: media

L'escursione al Baito della Fontana delle Laste, noto anche come Baito dei Cacciatori, rappresenta una delle uscite invernali più suggestive nella zona di Tione di Trento. Il percorso si sviluppa in uno scenario che alterna boschi di larici e abeti a radure panoramiche con viste spettacolari sul Gruppo del Brenta e sul parco naturale Adamello-Brenta di cui fa parte la Valbona . 

La partenza avviene in località Zeller, situata a circa 5 km da Tione dove si lascia l'auto in un apposito parcheggio gratuito. Bella visuale sulla piana di Tione e sul  prospiciente gruppo di Brenta.  Il cammino inizia risalendo la strada forestale e tratti del sentiero 225 che conducono a Malga Cengledino. Qui il paesaggio si apre maggiormente anche verso il vicino monte Cengledino con le creste che delimitano sulla sinistra  la Valbona. Dalla malga in poi, le ciaspole diventano indispensabili per proseguire lungo la traccia del sentiero SAT 225. La salita attraversa inizialmente i pascoli ripidi della malga per poi addentrarsi in un bosco rado di conifere. Nonostante alcuni passaggi in ombra sotto costoni soggetti a piccoli distacchi, il percorso non presenta particolari criticità se affrontato con la dovuta attenzione. Sul tracciato sono stati posti cartelli segnaletici con il simbolo delle ciaspole. Arrivati al Pian di San Martino dove si trova un crocevia con l'indicazione per il monte Cengledino, il panorama si spalanca sulla vasta conca dei laghi e sulle cime poste a nord. Proseguendo nel rado bosco in moderata salita si raggiunge infine il magnifico Baito della Fontana delle Laste 1915 m. sempre aperto. La struttura attuale è stata ricostruita nel 1993 in sostituzione di un vecchio baito e offre una vista magnifica sulla conca dei laghi. Sebbene essi siano poco distanti, il baito resterà il nostro punto di arrivo per questa escursione invernale. Il ritorno ricalca fedelmente il tracciato dell'andata fino a Malga Cengledino. Da qui è possibile accorciare liberamente il percorso tagliando i vari tornanti della forestale per rientrare più rapidamente verso Zeller. Durante la discesa verso la malga si hanno costanti occasioni per ammirare alcune delle cime sottostanti il Carè Alto, l'intera catena del gruppo di Brenta e la Val Rendena.





Per raggiungere la località Zeller partendo dall'abitato di Tione, si imbocca la strada comunale via Dei Monti. Il tragitto in auto copre una distanza di circa 5 km, superando un dislivello significativo attraverso numerosi tornanti fino a raggiungere il parcheggio situato a 1406 metri.



Il parcheggio si trova a una quota di circa 1406 metri. Per arrivarci in auto si percorre la strada asfaltata che sale decisa con una serie di tornanti; lo spazio per le vetture è situato proprio dove la strada termina o si trasforma nella forestale che conduce verso Malga Cengledino. In inverno è fondamentale verificare che la strada sia pulita, poiché l'ombra del bosco può mantenere tratti ghiacciati anche quando a valle le temperature sono miti.


Il cartello segnala la presenza del plantigrado nel Parco Naturale Adamello Brenta.

Questi avvisi sono fondamentali per ricordare le norme di comportamento corrette da tenere in caso di incontro, come rimanere calmi, farsi sentire se ci si muove nel bosco fitto e tenere gli eventuali cani al guinzaglio.



Il gruppo di Brenta è caratterizzato da una struttura geologica imponente e si presenta da qui come una muraglia di dolomia lunga circa 40 chilometri.



Dopo aver risalito il ripido versante boscoso seguendo la forestale arriviamo in vista di malga Cengledino, situata a 1673 metri di altitudine e circondata da un vasto pascolo che, in inverno, si trasforma in una distesa bianca immacolata.





Dopo aver calzato le indispensabili ciaspole, imbocchiamo il sentiero SAT 225 che risale con decisione i pendii innevati della malga per poi addentrarsi in un bosco rado di larici e abeti.

Ci inoltriamo in un bosco aperto talvolta portandoci a ridosso di  costoni. Attraversiamo il punto in cui da uno di questi si è staccata una piccola slavina, chiaramente innocua, che ha terminato la sua corsa proprio sul nostro tracciato senza costituire un reale pericolo.



Superato un dosso, abbandoniamo momentaneamente il bosco per scendere verso il Pian di S. Martin 1870 m., dove un segnavia solitario tra la neve ci conferma la direzione. Qui la visuale cambia notevolmente e lo sguardo può spaziare lontano e verso l’alto, verso le creste che delimitano la vallata. Regna un silenzio profondo e assoluto; durante tutta l'escursione non incontriamo nessuno, e godiamo di una solitudine che rende il contatto con la natura ancora più autentico.



Il segnavia con l'indicazione del sentiero che risale verso le creste alla nostra sinistra. 



Notiamo tracce di sci provenienti dalla sommità del Cengledino 2137 m.



Dallo spazio aperto del Pian di S. Martin, volgendo lo sguardo verso est, ci appare il panorama mozzafiato sul Gruppo del Brenta. Da questa prospettiva privilegiata la catena mostra soprattutto il suo settore meridionale.




Lungo il percorso incontriamo diversi cartelli segnaletici, fondamentali per orientarsi soprattutto in caso di nevicate fresche che potrebbero nascondere completamente la traccia a terra. Questi segnavia offrono una sicurezza indispensabile quando il bianco della neve uniforma tutto il paesaggio.



Abbandonato il Pian di S. Martin, ci attende l’ultima fatica: un tratto finale immerso in un bosco rado, dove la pendenza torna a farsi sentire leggermente. Qui la vegetazione cambia e il larice diventa la pianta predominante superando in numero l’abete.



Pochi passi ancora e finalmente raggiungiamo il Baito della Fontana delle Laste a 1915 m., una piccola ma solida struttura in legno che sembra sorvegliare l'intera vallata. Il baito è sempre aperto ma per la nostra sosta le due panche al sole sono più che sufficienti.
Non è la prima volta che arrivo qui. Ci ero venuto in estate nel corso di una precedente escursione.


La magnifica conca dei laghi di Valbona fa da sfondo a questa piccola baita in tronchi, che sembra uscita da una fiaba invernale. Anche se è visibile una traccia battuta che prosegue verso i laghi decidiamo che per noi l'escursione finisce qui. In questa stagione, i bacini d'acqua sono comunque nascosi sotto uno spesso strato di neve e ghiaccio che li rende indistinguibili dal resto del paesaggio.



L'interno del baito è essenziale e accogliente: troviamo una tavola con panche, una stufa e un armadietto per le stoviglie completo di bombola del gas. Non sono presenti soppalchi o zone notte, rendendo la struttura un punto d'appoggio ideale esclusivamente per la sosta diurna. Mi immagino comunque passare qui una notte e svegliarmi sotto una fitta nevicata...



Appesi alle pareti due piccoli quadri ricordano la storia e il valore di questo luogo. Uno parla della ricostruzione del Baito Fontana delle Laste (o Bait dei Caciador), avvenuta nel 1993 grazie al lavoro della comunità tionese. L'altro è un appello: mantenere l'ordine e usare la legna con parsimonia, perché portarla quassù costa fatica. Sono gesti semplici che sottolineano quanto questo rifugio sia un bene comune da proteggere con cura.



La conca dei laghi di Valbona si presenta come un ampio anfiteatro naturale, racchiuso tra creste che superano i 2000 metri. In inverno, i tre laghetti alpini scompaiono sotto una spessa coltre di neve e ghiaccio trasformando il bacino in una 
bianca distesa.



Artax è nel suo ambiente preferito e oggi per lui doppia razione grazie al buster di Maurizio.



Osservando da vicino la struttura, notiamo la maestria costruttiva dei tronchi ad incastro. Per sostenere la grondaia e le travi sporgenti sono stati utilizzati dei grossi tronchi sagomati.



Osservando lo spessore accumulato sul tetto, ci si rende conto della solidità di questa costruzione. La struttura in tronchi massicci e la pendenza del tetto sono progettate proprio per sopportare carichi enormi; la neve, compattandosi, può raggiungere pesi notevoli, ma queste baite sono fatte per resistere a inverni molto nevosi.



Il ritorno avviene lungo lo stesso tracciato dell'andata. La discesa ci permette di ammirare il panorama da una prospettiva e luce diverse.  



Il sentiero contorna delle vallette come questa che a partire dal primo pomeriggio sono già in ombra.



La Val Rendena appare come un profondo solco che separa nettamente il Brenta dal gruppo della Presanella. Nonostante il sole e la mancanza di nubi la visibilità è limitata da una densa foschia che risale fino in quota, un mix di vapore e inquinamento che vela l'orizzonte e sfuma i contorni delle grandi vette.





Ritroviamo Malga Cengledino ancora al sole. Ci fermiamo solo il tempo necessario per toglierci le ciaspole, poi proseguiamo la discesa verso valle tagliando, dove possibile, i tornanti della forestale. Rapidamente perdiamo quota fino a raggiungere località Zeller.


20/3/2026

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