
Lunghezza: 7,4 km
Dislivello: 277 m.
Tempo in movimento: 2h 15
Altitudine max: 1681 m.
Difficoltà: facile
Il lago di Tret, noto in tedesco come Felixer Weiher, sorge al confine tra il Trentino e l'Alto Adige, nel cuore della Val di Non, incastonato in una fitta foresta di conifere ai piedi della Costiera della Mendola. Lo avevamo già visitato qualche anno fa in inverno, quando si presentava immobile e suggestivo, coperto da una spessa lastra di ghiaccio dalle sfumature verdi. Se in quell'occasione eravamo partiti dalle Regole di Malosco, sopra Fondo, l'itinerario di oggi si snoda invece dal parcheggio di Klamm, a breve distanza dal paese di San Felice. L'anello conduce al lago superando una breve e agevole salita lungo una strada forestale, immersa in un bosco davvero incantevole. Durante la stagione estiva, lo specchio d'acqua regala una piacevole frescura e invita a un bagno rigenerante nelle sue acque smeraldine. Per chi cerca un punto di ristoro, a poca distanza si trovano sia la Gasthaus Waldruhe sia la Malga San Felice.

Si procede in un magnifico bosco di larici e abeti


In 50' siamo sulla riva del lago lato sud proprio vicino all'emissario: Artax sale sul pontile curioso di scoprire un nuovo ambiente. La superficie è una calma piatta e permette di vedere moltissimi pesciolini che nuotano a riva e, più in lontananza, qualche pesce grosso che si muove lentamente.

Fino agli inizi del secolo scorso il lago di Tret era solo uno stagno ma in seguito alla costruzione di una diga in terra lunga 70 m. e alta 6 m. (anno 1920) assunse le dimensioni attuali (larghezza 170 m. lunghezza 220 m. profondità massima 3 m.). Si trova a 1604 m. di altezza

Lo contorniamo da destra lungo un sentierino che ne segue i bordi.

Questo è uno dei punti adatti per fare il bagno. Da qui, un pontile permette di tuffarsi direttamente nell'acqua. Per chi preferisce prendere il sole c'è vicino un praticello dove l'erba è stata accuratamente tagliata

Il lago di Tret non ha veri e propri immissari di superficie. Viene alimentato principalmente da sorgenti sotterranee invisibili che si trovano sul fondo del lago stesso, oltre che dal disgelo della neve in primavera e dalle precipitazioni piovane. Sulla riva nord il lago è coperto da piante palustri, in particolare da un fitto canneto e da ampie distese di poligono anfibio (Persicaria amphibia),

A pochi passi dalle sponde del Felixer Weiher, a quota 1.635 metri, la locanda Waldruhe offre una sosta strategica tra i boschi di larice. Oltre a servire chi frequenta lo specchio d'acqua per una breve escursione, la struttura si trova lungo il percorso che sale verso la vetta del Monte Macaion, una delle mete panoramiche più note della zona.

A breve distanza dal gasthaus sorge la Malga San Felice, caratterizzata da un aspetto più rurale e completata da una lunga stalla. La struttura principale del complesso è stata ristrutturata e convertita in una locanda alpina. Noi però siamo alla ricerca di una panchina per il pranzo e da queste parti non ce ne sono molte. decidiamo di allungare un pò il giro continuando per un tratto su una forestale che parte dai pressi della malga e sale verso nord. Giunti ad una radura troviamo una panchina tutta per noi. Ritorneremo a malga S.Felice per un sentiero nel bosco

Dalla malga si prosegue lungo questa comoda forestale (49) che scende dolcemente nel bosco. Il tracciato è piacevolmente ombreggiato, un ottimo riparo durante le calde giornate estive. Prima di raggiungere il biotopo di Bruggermoos si abbandona la forestale e si segue un evidente sentiero sulla sinistra che in breve conduce di nuovo al parcheggio

La gita non è ancora finita, perché ci aspetta ancora la spettacolare cascata del rio Novella, l'emissario che nasce proprio dalle acque del lago per poi compiere un salto mozzafiato di oltre settanta metri prima di addentrarsi nel suggestivo canyon sottostante. Dal parcheggio Klamm si imbocca la strada forestale asfaltata che scende verso la frazione di S.Felice e seguendo le indicazioni consente di arrivare nei pressi del sito in meno di dieci minuti.

Una maestosa parete di roccia scende a picco per oltre settanta metri nella gola, dove la cascata si tuffa nel vuoto superando sul fondo un ponticello di legno. Il piccolo torrente odierno è solo il lontano ricordo del corso d'acqua post-glaciale che, gonfio del disgelo dei ghiacciai e carico di detriti abrasivi, ha scavato la roccia calco dopo calco per millenni formando il canyon
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