
Lunghezza: 7,53 km.
Dislivello: 392 m.
Tempo in movimento: 3h
Altitudine max: 2107 m
Difficoltà: medio
Un'escursione ad anello sul Monte Ortigara che unisce la bellezza dei boschi dell'altopiano di Asiago a un itinerario ricco di testimonianze storiche legate alla drammatica battaglia della Prima Guerra Mondiale.
Lasciata l'auto a Piazzale Lozze, ci si immerge subito negli ambienti tipici dell'altopiano, dominati da vasti pascoli d'alta quota, distese carsiche e crinali modellati da acqua, gelo e vento. Paesaggisticamente colpisce subito la Valle dell'Agnellizza, caratterizzata da un carsismo aspro ma addolcito da una ricca flora alpina a base di mughi, larici e abeti, oltre che dagli ampi panorami sull'altopiano di Asiago. Proseguendo lungo il sentiero e costeggiando Cima Campanella prima e il Monte Caldiera poi, le tracce della storia — tra cui trincee, camminamenti e resti di accampamenti — si fanno via via più fitte. Un percorso in maggior parte ondulato conduce quindi al Pozzo della Scala, una conca tra Cima Caldiera e il Monte Campanaro sfruttata dal Genio Militare per ricavare ricoveri sicuri e scalinate verso le quote più alte. Raggiunto il Passo dell'Agnella con una scorciatoia che taglia a mezzacosta le pendici del Monte Campanaro, l'itinerario affronta il tratto più impegnativo in salita sul versante roccioso e tormentato dell'Ortigara, risalendo profonde trincee e attraversando la Galleria Biancardi, un breve tunnel privo di illuminazione scavato nella roccia viva dagli austriaci e successivamente adibito a posto di comando italiano. La vetta a quota 2106 m rappresenta il culmine e il cuore simbolico dell'intera escursione: non solo il punto più alto, ma un luogo sacro della memoria legato alla cruenta battaglia del giugno 1917 (25.000 tra morti, feriti e dispersi solo per la parte italiana), commemorata da un cippo italiano e uno austriaco, con vasto panorama sulla Valsugana, Cima d'Asta, i Lagorai, il Cimon della Pala e il Civetta. La discesa avviene lungo il sentiero CAI 840-841, meno ripido, che si addentra nei boschi dell'Agnellizza fino al bivio di partenza sotto Monte Lozze. Per chiudere l'escursione in bellezza, consiglio una sosta al Rifugio Cecchin, gestito dagli Alpini, dove si può gustare un ottimo pranzo a offerta libera.

Come arrivare: partendo da Asiago si segue la SP76 verso Gallio, salendo poi attraverso la Val di Nos oltre il Rifugio Campomulo e Campomuletto, per poi terminare la salita a Piazzale Lozze. I primi 14 chilometri sono asfaltati e scorrevoli, mentre dopo Campomuletto la strada diventa una rotabile forestale sterrata e sconnessa di circa 7,5-8 chilometri, percorribile in auto con cautela e a velocità ridotta fino al parcheggio.




Partiamo dall'ampio parcheggio gratuito di Piazzale Lozze, dove alcuni pannelli introducono la storia del luogo. Seguendo la strada sterrata che sale nel bosco si raggiungono la chiesetta del Monte Lozze e il vicino Rifugio Cecchin. Lungo tutto il percorso, dei pannelli raccontano la Battaglia dell'Ortigara del 1917, offrendo un'occasione per conoscere e ricordare le vicende che hanno segnato queste montagne.

Da questo punto si entra nella Zona Monumentale del Monte Ortigara, un'area protetta che conserva i principali luoghi della battaglia, con monumenti, resti delle opere militari e testimonianze dedicate alla memoria dei caduti della Prima guerra mondiale. Un'altra importante zona monumentale l'avevamo visitata sul Monte Pasubio nel corso di un'altra escursione.

Il Rifugio Cecchin è presidiato dagli Alpini e svolge la funzione di punto di ristoro per i visitatori, offrendo un pasto a offerta libera. Ci fermeremo qui nel ritorno per il pranzo.

La chiesetta di Monte Lozze funge da luogo di commemorazione dei caduti della Grande Guerra e una cappella adiacente conserva al proprio interno cimeli e resti dei soldati. Per la battaglia dell'Ortigara, la più grande battaglia in quota della Grande Guerra, furono mobilitati complessivamente circa 400.000 soldati tra le file italiane e austro-ungariche. Negli anni successivi alla battaglia, questi monti restituirono una grande quantità di materiale bellico e i corpi di moltissimi caduti, che in gran parte furono traslati nei cimiteri militari della zona o accolti negli ossari, come il Sacrario Militare di Asiago.

Arriviamo a questo bivio dove si dipartono due sentieri che portano entrambi sulla cima del Monte Ortigara. Quello di sinistra, il sentiero CAI 840-841, sale direttamente alla vetta, mentre quello di destra, non numerato, costeggia i monti Campanella e Caldiera. Scegliamo per la salita quest'ultimo, mentre il sentiero CAI lo percorreremo nel ritorno.

Il sentiero prosegue in leggera salita portandosi alla base del Monte Campanella e aprendo la vista sulla vasta foresta della Val dell'Agnellizza, un fitto bosco di mughi e conifere che cela un terreno carsico ricco di anfratti naturali e doline.

Ci troviamo ancora nelle retrovie del fronte, alle pendici di Cima della Campanella 1989 m. Questa trincea ospitava una postazione per un cannone italiano di piccolo calibro. Il terreno carsico e roccioso non facilitò gli scavi delle trincee, che risultarono anzi estremamente duri e faticosi, richiedendo spesso l'uso di mine o il lavoro di pietra a secco per realizzare i camminamenti.

Sulla sinistra ora appare Cima Caldiera (2124 m), importante caposaldo italiano che fungeva da base di lancio per i battaglioni alpini diretti all'attacco, da postazione d'artiglieria per coprire il tiro verso l'Agnella e l'Ortigara e da osservatorio strategico (Osservatorio Torino) per i comandi sul vallone dell'Agnellizza e sulle linee nemiche.

Affrontiamo una ripida ma breve scalinata sotto Cima Campanella.

Segue un traverso che ci porterà verso un vallone chiamato il Pozzo della Scala. Sullo sfondo cima Caldiera

Quei muri in pietra a secco sono dei muretti perimetrali di baracche militari, magazzini o ripari logistici costruiti dal genio militare che realizzò qui anche numerose caverne

Le caverne scavate nella roccia servivano da ricoveri blindati per proteggere i soldati dai bombardamenti d'artiglieria, come depositi per munizioni e materiali o come posti di medicazione durante i combattimenti.

Il Pozzo della Scala fu così chiamato per la sua conca profonda e isolata tra Cima Caldiera e il Monte Campanaro, circondata da pareti rocciose e al riparo dai tiri dell'artiglieria nemica. Qui i reparti del Genio Militare si occuparono dello scavo di caverne, baraccamenti e di un fitto e protetto reticolo di camminamenti e trincee, indispensabili per consentire alle truppe italiane di ammassarsi e muoversi al riparo prima di lanciarsi verso il Vallone dell'Agnellizza e l'Ortigara.

Dal Pozzo della Scala tralasciamo il sentiero 841 per seguire una scorciatoia che taglia a mezzacosta le pendici del Monte Campanaro, portandosi sopra il Passo dell'Agnella visibile in foto. La scorciatoia scende quindi al passo ricollegandosi con il CAI 840. Inizia ora un tratto di avvicinamento al versante roccioso dell'Ortigara.

Il Passo dell'Agnella e l'area circostante erano fortemente esposti al fuoco incrociato delle mitragliatrici e dell'artiglieria austro-ungarica, posizionate in punti strategici sulle alture dominanti per bloccare ogni tentativo di avanzata italiana. Il Genio Militare e le truppe qui dovettero operare sotto il fuoco nemico per aprire varchi, realizzare camminamenti e trincee.

Questa lapide, intitolata "Il Pozzetto dei Feriti", racconta di una piccola e nascosta pozza d'acqua nella Valle dell'Agnellizza dove i soldati feriti trovavano riparo e un filo d'acqua preziosa per lavarsi, bere e cercare un attimo di sollievo dal dolore e dalla morte.

Attacchiamo la salita su un sentiero ripido che spesso si insinua tra gli anfratti della roccia o antiche trincee. Man mano che si sale il panorama comincia ad aprirsi a est.
Arriviamo a un punto in cui si apre la vista sulla Valsugana e sui suoi numerosi paesi sparsi lungo la valle. Sulla sinistra si scorge Borgo Valsugana, mentre sullo sfondo si ergono i monti e le cime del Lagorai.
Ora affrontiamo l'ultimo e più impegnativo tratto. Nei punti più scoscesi ci aiutano delle scalinate. Saliamo spesso tra pareti di roccia e antiche trincee, probabilmente scavate dai soldati austriaci che difendevano l'Ortigara dagli attacchi italiani.

Quella che si vede in alto è l'entrata della Galleria Biancardi, realizzata dagli austriaci in un punto esposto della parete e pensata per consentire il transito protetto delle truppe al riparo dal fuoco nemico. La galleria fu conquistata dagli Alpini durante il primo attacco del 10 giugno 1917, venendo successivamente convertita in posto di comando italiano.

A pochi passi dalla cima era situata una postazione di mitragliatrici austriache. Gli imperiali sfruttavano le postazioni in roccia e le gallerie fortificate, come la Biancardi, per mantenere il controllo assoluto dei passaggi obbligati. I reparti d'assalto italiani dovettero avanzare allo scoperto lungo pendii ripidi e rocciosi, pesantemente battuti dal fuoco incrociato delle mitragliatrici e dell'artiglieria austro-ungarica posizionate in quota. Nonostante le fortissime perdite e le difficoltà estreme del terreno carsico, gli Alpini riuscirono a scalare le balze rocciose e a espugnare le linee fortificate nemiche durante le prime fasi dell'attacco del 10 giugno 1917, trasformando le stesse caverne conquistate in posti di comando e punti di appoggio per la prosecuzione dell'avanzata verso la cima dell'Ortigara.

Il panorama verso est dalla cima dell'Ortigara. In primo piano il monte Campanaro e cima Caldiera

Sulla piatta sommità del monte, il primo monumento che si incontra è il cippo austriaco, eretto in memoria dei combattenti austro-ungarici caduti in queste posizioni durante la sanguinosa offensiva del giugno 1917.

L'Ortigara, cima quasi sconosciuta delle Alpi Vicentine prima del conflitto, divenne teatro di una delle pagine più sanguinose del fronte italiano nella guerra, paragonabile per brutalità alle battaglie dell'Isonzo. A pagarne il prezzo più alto furono la fanteria e gli Alpini, il che valse alla montagna il tragico appellativo di "Calvario degli Alpini". Nei piani del generale Cadorna, capo di Stato Maggiore, l'offensiva aveva diversi scopi: anticipare e stroncare sul nascere un'offensiva che gli austriaci stavano progettando proprio sugli altipiani, alleggerire la pressione austriaca sull'Isonzo e riconquistare l'avamposto perduto l'anno precedente durante la Strafexpedition, così da rettificare la linea del fronte. Tuttavia, nessuno degli obiettivi fu raggiunto. Sebbene le truppe italiane fossero riuscite a conquistare la vetta, dovettero presto abbandonarla a causa della violenta controffensiva nemica. L'Ortigara fu l'anticipazione della disfatta di Caporetto, segnata dagli errori dei comandi italiani, incapaci di superare la rigida tattica degli assalti frontali e dal logoramento psicologico delle truppe mandate a morire inutilmente.

La colonna mozza fu voluta ed eretta dall'Associazione Nazionale Alpini nel settembre del 1920, in occasione della prima grande adunata della categoria, per ricordare i reparti sacrificati su questi monti.

Il monumento reca la celebre e toccante scritta "PER NON DIMENTICARE", monito contro la follia della guerra che purtroppo rimane inascoltato.

L'itinerario percorso è punteggiato da numerose tabelle informative e da mappe fotografiche che aiutano a riconoscere le cime delle montagne. Questa è la serie di cime che si ergono verso ovest sopra la Valsugana. Anche Cima Undici, Cima Dodici (al centro della foto) e il Monte Portule ( a sinistra sullo sfondo) sono tristemente celebri per essere stati teatro di violenti combattimenti.

Sotto la cima ci imbattiamo in una profonda trincea scavata e modellata nella roccia calcarea, realizzata dagli austriaci per garantire passaggi protetti e postazioni difensive al riparo dal fuoco nemico.

Nei pressi della cima la Dolina del Circo, con le sue grotte, i ricoveri e le cucine scavate sul versante meno esposto al tiro italiano, costituiva il cuore logistico della difesa.Era un vero e proprio capolavoro di organizzazione difensiva, progettato per sbarrare la strada a qualsiasi penetrazione nemica proveniente dalla Val dell'Agnella e dal sottostante Coston dei Ponari

Scesi dall'Ortigara, ci si ritrova nella vallone dell'Agnellizza, chiamata anche il vallone della morte: le truppe italiane dovevano attraversarlo allo scoperto sotto il fuoco delle mitragliatrici e dell'artiglieria austro-ungarica. Raggiungiamo questa suggestiva radura dove la piccola Baita Ortigara offre un punto di sosta e protezione in caso di maltempo.




La cappella vicina alla chiesetta accoglie i cimeli raccolti dai visitatori in questi luoghi. Dietro un sasso sulla parete sono invece conservate le ossa dei caduti, ritrovate a distanza di cento anni.






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