
Lunghezza: 14 km
Dislivello: 940 m.
Tempo in movimento: 5h
Altitudine max: 2697 m.
Difficoltà: medio
Questa escursione si sviluppa sulla Catena di Bocche, situata tra la Val di San Pellegrino e la Val di Travignolo. L'anello è alternativo a quello più noto che da Passo San Pellegrino, sviluppandosi in senso antiorario, sale a Cima Juribrutto, percorre in cresta la dorsale, raggiunge il Col Margherita e ridiscende al passo.
Da malga Vallazza fino a Cima Juribrutto il percorso è decisamente poco frequentato. Lasciata la pittoresca conca del lago Juribrutto, il tracciato si inoltra in un vallone che separa Cima Juribrutto da Cima Bocche. Dalla Forcella/Passo Juribrutto, chiamata anche Forcella Grana, la salita verso Cima Juribrutto 2697 m. conduce in un ambiente che conserva numerose tracce della Grande Guerra.
Nel corso della Prima guerra mondiale, Cima Bocche e Cima Juribrutto furono teatro dello scontro ad alta quota tra gli eserciti italiano e austro-ungarico, impegnati in una logorante guerra di posizione, segnata da sanguinosi combattimenti e continui bombardamenti che si protrassero dal maggio 1915 al novembre 1917.
Lungo l'escursione si aprono panorami vastissimi e di grande bellezza. Verso sud-est le Pale di San Martino dominano l'orizzonte, insieme all'Agner, al Civetta, all'Antelao e al Pelmo. Oltre la valle di San Pellegrino si distinguono le creste rocciose di Costabella e l'imponente mole della Marmolada. Verso nord-ovest si riconoscono invece le sagome inconfondibili del Latemar e del Catinaccio.
Il Trodo della Mariotta (troi in ladino, cioè antico percorso in quota, alta via) costituisce il tratto più panoramico dell'itinerario. Dalla Forcella Juribrutto attraversa l'ampia e panoramica dorsale fino al Col Margherita.
Da qui si scende a Passo Valles lungo una larga strada sterrata, alternata ad alcune scorciatoie.
La segnaletica è presente ma in alcuni punti a fare da segnavia sono solo i classici ometti di pietra. Purtroppo quel giorno il meteo non era dei migliori e la sabbia del Sahara impediva di vedere nitidamente i gruppi dolomitici più lontani.

Come arrivare: da Predazzo in val di Fiemme si sale in direzione di passo Rolle. Superato Paneveggio si seguono le indicazioni per Passo Valles 2031 m. Parcheggio in una delle due aree di sosta gratuite.

Seguendo la strada S.P. 25 ritorno indietro per 1km a piedi fino a malga Vallazza da dove parte il mio sentiero.

Malga Vallazza si trova un po' più in basso (1Km) rispetto a passo Valles. E' dotata di un parcheggio gratuito ma meno ampio di quelli presenti al passo. Si può partire anche da qui ovviamente.

Dietro la malga parte il sentiero 631 diretto al lago Juribrutto.

La salita, dapprima in un bel bosco e poi in un ambiente più aperto, è costante e abbastanza ripida e avviene su una mulattiera selciata che risale una valletta solcata dal Ruf di Pradazzo.

Sorgendo all'improvviso da una radura, le Pale di San Martino si svelano in un'atmosfera irreale. C'è un sole agostano, filtrato da una velatura di sabbia del Sahara che le fa sembrare quasi trasparenti e piatte.

Seguendo la strada S.P. 25 ritorno indietro per 1km a piedi fino a malga Vallazza da dove parte il mio sentiero.

Malga Vallazza si trova un po' più in basso (1Km) rispetto a passo Valles. E' dotata di un parcheggio gratuito ma meno ampio di quelli presenti al passo. Si può partire anche da qui ovviamente.

Dietro la malga parte il sentiero 631 diretto al lago Juribrutto.

La salita, dapprima in un bel bosco e poi in un ambiente più aperto, è costante e abbastanza ripida e avviene su una mulattiera selciata che risale una valletta solcata dal Ruf di Pradazzo.

Sorgendo all'improvviso da una radura, le Pale di San Martino si svelano in un'atmosfera irreale. C'è un sole agostano, filtrato da una velatura di sabbia del Sahara che le fa sembrare quasi trasparenti e piatte.

Dopo essere uscito dal bosco e aver raggiunto dopo diversi tornanti la vasta dorsale dei Lasté di Juribrutto, costellata di pozze d'acqua e manufatti bellici, inizio la discesa verso il lago Juribrutto.

Il lago di Juribrutto si trova a quota 2206 m. Nelle sue placide acque si riflettono le guglie delle Pale. I massi di porfido chiazzati di verde che lo circondano rimandano ai Lagorai, con cui la catena di Bocche condivide l'origine vulcanica della roccia.

Un luogo che ricordavo da una splendida escursione invernale, quando tutto era coperto di neve e ghiaccio.

Dopo aver contornato il lago da destra mi ricollego con il sentiero 629 proveniente da malga Juribrutto e diretto a Forcella Juribrutto. Il sentiero risale il vallone che separa Cima Bocche da Cima Juribrutto.

Il vallone tra le due storiche montagne: sulla sinistra Cima Bocche, solido avamposto austro-ungarico, e sulla destra Cima Juribrutto, presidiata durante la guerra dall'esercito italiano. Risalendo i pendii meridionali di cima Bocche la fanteria italiana, in specie i reparti della Brigata Tevere, cercò invano di conquistare la sommità con diverse ondate di attacchi, trovandosi però scoperta e vulnerabile di fronte alle postazioni austriache fortificate in quota, dotate di mitragliatrici e trincerate.

In poco tempo sono a Forcella/Passo Juribrutto 2387 m. crocevia di sentieri e dove si trova questo spartano ricovero. Localmente è conosciuta come Sforzela Grana. Da qui inizia il Trodo della Mariotta, l'alta via che la collega al col Margherita. Perchè si chiami Mariotta non si sa.

Imbocco quindi il 695. Il sentiero sale in diagonale lungo il fianco della montagna prima di entrare in una valletta. Il percorso continua tra gradini naturali in porfido e piazzole erbose fino ad arrivare a un bivio.

Sulla destra si stacca una diramazione dell'Alta Via della Mariota, sentiero E695, che aggira il versante sud di Cima Juribrutto rimanendo in quota per ricongiungersi al sentiero 628 a Forcella Vallazza. E' la variante bassa dell'Alta Via. Io continuo sul 695 dentro la valletta puntando a est fino a sbucare sui Lasté di Juribrutto, dopodiché il sentiero gira nettamente a sinistra seguendo la vasta dorsale sud della montagna.

Continuo a salire con passo regolare e senza troppa fatica su rocce inclinate e tratti d'erba. Costeggio un muro di pietra per poi girare a sinistra e superare una lunga trincea che taglia il fianco del monte da est a ovest. Sbuco infine sull'ampia cima Juribrutto il cui nome ladino e tedesco è Gereburt.

Cima Juribrutto 2697 m. stranamente non possiede la vistosa croce che si è soliti scorgere sulle cime delle nostre montagne ma solo una piccola e malandata croce in legno posta vicino a una postazione di guardia affacciata sul precipizio.
Da qui la vista è notevole, a 360°. Mi prendo il tempo per scattare delle foto che però non danno l'idea della vastità e bellezza del panorama.

In basso la Val S.Pellegrino con il suo passo, di fronte la catena di Costabella con cima Uomo, i pascoli di Fuciade e sullo sfondo la grande parete sud della Marmolada.

La Val di Fassa, il Latemar, il passo di Costalunga e a destra parte del Catinaccio.

Il dirupato e selvaggio versante nord-est di cima Bocche, raggiunta in una precedente escursione invernale.

Le sommità di Cima Bocche e Juribrutto, poste una di fronte all'altra, erano entrambe esposte al fuoco degli opposti eserciti. Inoltre, il fuoco dell'artiglieria poteva provenire anche dalla catena di Costabella, posta proprio di fronte a Juribrutto. La ferrata Bepi Zac corre lungo quel tratto di fronte, dove gli austriaci erano appostati a difesa della Val di Fassa.

Le Pale oggi sono decisamente immerse nella foschia, dietro si scorge il gruppo dell'Agner.

Il sentiero per la discesa costeggia il crinale tenendosi debitamente lontano dalle selvagge pareti verticali e seguendo questo trincerone.

Con l'aiuto degli ometti di pietra, più visibili e frequenti in questa zona delle classiche righe rosse e bianche, mi dirigo verso quel promontorio dove si vede un gruppo di persone.

Ecco i Lastei di Pradazzo, attraversati dal Trodo della Mariotta. Per arrivarci dovrò scendere lungo quel versante scosceso dove si vedono due persone.

Raggiungo un punto esposto dove inizia l'ultimo e più impegnativo tratto di discesa da cima Juribrutto.

Il sentiero scende velocemente e costringe a un'andatura lenta e prudente. Dopo aver compiuto una serie di serpentine prima su un versante erboso e poi su uno detritico e franoso con brevi tratti abbastanza esposti, sbuca a Forcella Vallazza, 2537 m. chiamata in gergo locale L Sforzelin, dove si ricongiunge con il sentiero E695 ovvero la variante bassa del Trodo della Mariotta.

Forcella Vallazza segna la fine della parte impegnativa dell'escursione. Ora si tratterà solo di gestire una serie di semplici saliscendi che comunque faranno salire alla fine il dislivello di altri 300 m. Il Col Margherita è messo a 1h di cammino dalla forcella.

Cima Juribrutto vista dai Lastei di Pradazzo: sulla sinistra si vede il versante scosceso che conduce alla Forcella Vallazza, a destra cima Juribrutto.

L'attraversamento di questa landa rocciosa vede il passaggio di numerosi escursionisti, giunti in gran parte grazie alla comoda funivia. Nonostante ciò, non si perde il contatto profondo con la natura circostante e lo sguardo ha sempre di che meravigliarsi.
Le rocce scure della catena di Bocche creano un forte stacco cromatico rispetto alle tonalità chiare dei gruppi dolomitici che l'attorniano.
Portando lo sguardo verso est sono le dolomiti bellunesi, con il Civetta, il Pelmo, l'Agner e l'Antelao, ad attirare la mia attenzione, sebbene la visibilità sia mediocre e le montagne sfumino nella foschia.

Sul Col Margherita è stato allestito questo un originale osservatorio . Facendo coincidere il rilievo mobile disegnato sul vetro con il profilo delle vette si arriva a conoscere il nome delle principali cime circostanti.

Evito di passare per l'affollata stazione a monte della funivia Col Margherita e mi dirigo verso la sterrata che scende a valle.

Mi aspetta un'ora di facile discesa lungo la sterrata e le diverse scorciatoie da non mancare in corrispondenza delle curve. La semplicità del percorso mi permette di rilassarmi e godere del panorama anche se le scivolate sul ghiaino sono sempre in agguato. La stradina passa nei pressi del lago artificiale di Cavia e del rifugio Laresei e poi scende a passo Valles.

Questi cavalli sembrano messi qui apposta per una foto da cartolina.

Quando raggiungo Passo Valles il parcheggio, al mattino quasi vuoto, è ormai al completo. Passo Valles è un punto di partenza verso la Pale e la catena di Bocche. Inoltre le vacanze di agosto per molti non sono ancora finite.
27/8/2026
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